Recensione: In The End Everything Is A Gag

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Fra tutte le formazioni più interessanti del panorama musicale nostrano è sicuramente doveroso citare anche i Node, band che in più di quindici anni di carriera è riuscita a sfornare una serie di dischi sempre su livelli qualitativi decisamente alti, apprezzati tra l'altro anche al di fuori dei confini nazionali. A circa quattro anni di distanza dal precedente As God Kills (il punto più alto raggiunto fino ad ora, a parere di chi scrive) e dopo un radicale cambio della line up che ha visto la partenza del singer Daniel Botti e del bassista Klaus Mariani, il gruppo milanese torna sul mercato con In The End Everything Is A Gag, il quinto full-length ufficiale edito dalla Scarlet Records.

In The End Everything Is A Gag riparte semplicemente da dove si era fermato As God Kills, ovvero da un sound che si fonda sì su basi nettamente death metal, ma comunque impreziosite anche da passaggi devoti al thrash e al groove metal più moderno. Partiture piuttosto dirette e, soprattutto, violente, per uno stile che è ormai diventato anche un marchio di fabbrica piuttosto riconoscibile già al primo ascolto. A supporto c'è ancora una volta una produzione curata nei dettagli, rocciosa e che lascia spazio libero a tutti gli strumenti. La nuova formazione della band, invece, sembra cavarsela piuttosto bene già su disco, con in primo piano una prova vocale di Giuseppe "Rex" Caruso che ben si adatta alle ritmiche rocciose ricreate dalla chitarra di Gary D'Eramo, supportato a dovere dall'altra new entry Andy "Attila" Caniato, più il solito lavorone svolto dietro le pelli da un Marco Di Salvia preciso al millimetro.
Già i tre pezzi iniziali spazzano via ogni dubbio: i Node preferiscono lasciare da parte i tecnicismi troppo eccessivi per lavorare soprattutto sull'impatto sonoro, in modo da rendere ogni brano violento, diretto e anche assimilabile immediatamente. L'opener 100% Hate, assolutamente fedele al proprio titolo, si abbatte violentemente sugli apparati uditivi dell'ascoltatore senza fare troppi complimenti, mentre già la successiva The White Is Burning mette in primo piano il lato più moderno della band, con partiture nevrotiche accostabili sicuramente a quel che hanno fatto i Meshuggah nel corso degli anni. Il restante della tracklist è una scarica di adrenalina continua, composta da brani convincenti, coinvolgenti e che difficilmente riusciranno ad annoiare durante l'ascolto, come ad esempio il riffing tritaossa di When I Believed In God, o la violenza esasperata di New Order e The Masks Of Life. Non mancano comunque i momenti meno diretti in cui la band decide di lasciare più spazio all'atmosfera (Mia Follow Me Down) o gli accenni melodici del refrain di This Ocean, mentre a completare il tutto c'è Rebel Yell, cover di Billy Idol, con tanto di aggiunta di tastiere, che non sfigura certamente di fronte a tutti gli altri pezzi proposti.

Insomma, il cambio di line up non ha certamente creato troppi problemi ai Node, anzi l'innesto dei nuovi elementi non ha fatto altro che donare nuova linfa vitale ad una band che, onestamente, difficilmente poteva sbagliare in modo netto. In The End Everything Is A Gag è quindi un disco che non delude le aspettative di chi ha sempre seguito i lavori del gruppo milanese, e che conferma, ancora una volta, quello che è l'ottimo stato di salute di una delle formazioni di punta del panorama estremo italiano.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 100% Hate
02 The White Is Burning
03 When I Believed In God
04 This Ocean
05 New Order
06 Mia Follow Me Down
07 All My Faults
08 The Masks Of Life
09 Rebel Yell (Billy Idol Cover)
10 In Death You Live

Line Up:

Giuseppe "Rex" Caruso: vocals
Gary D'Eramo: guitar, vocals
Andy "Attila" Caniato: guitar
Gabriel Pignata: bass
Marco Di Salvia: drums

 
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