Recensione: In Waves

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Ancora forti del pieno appoggio promozionale dell’ormai mastodontica Roadrunner Records, tornano sulle scene gli ‘young metal heroes’ (cit.) Trivium. I quali, assieme ad Avenged Sevenfold e Bullet For My Valentine, possono essere certamente considerati i paladini dell’heavy metal moderno e che, con un approccio a 360° - vuoi per apertura mentale, vuoi per una certa lungimiranza discografica, se così possiamo definirla – riescono a coprire a loro modo tutte le sfaccettature della musica pesante; dalla velocità alla brutalità, dalla melodia alla coralità. Il tutto con un tocco attuale e di tendenza che certamente aiuta la loro affermazione sul mercato.
“In Waves”, già il quinto lavoro sulla lunga distanza per la band di Matt Heafy & Co., segue “Shogun” del 2008, che aveva visto il gruppo cercare l’allontanamento dal feticcio-Metallica nel tentativo di guadagnarsi una propria personalità. Sembra che anche questo nuovo lavoro proceda sulla stessa falsariga: la somiglianza con il timbro vocale del frontman con James Hetfield si sente inevitabilmente, ma a livello musicale per fortuna i Nostri cercano di muoversi oltre.

Il disco si apre con la drammatica intro “Capsizing The Sea” che, tramite lente note di pianoforte e un rullante dall’incedere marziale, lascia velocemente lo spazio alla title-track, primo singolo e video dell’album. Come da copione, si tratta di un pezzo a tutto tondo, facilmente memorizzabile, che contiene tutte le sfaccettature del ‘Trivium modus operandi’: una ritmica in taluni casi quasi nu-metal introduce strofe sviluppate in voce pulita contrapposte a backing vocals in scream, senza che manchino la giusta dose di breakdown, un ritornello ripetitivo e quell’indispensabile anthemicità che di certo favorirà l’imporsi del pezzo, specialmente dal vivo. In pratica, di tutto un po’, come ci hanno ultimamente abituato questi volenterosi ed energici rappresentati del nuovo heavy metal americano. Si prosegue con l’ottimo tiro di “Inception Of The End”, più vicina ai classici lidi metalcore nelle tipiche contrapposizioni voce pulita/sporca e nei rallentamenti. Davvero interessanti in questo caso le scelte a livello di arrangiamenti della batteria (dietro le pelli siede il nuovo Nick Augusto al posto dello storico Travis Smith). “Dusk Dismantled” rappresenta probabilmente il momento più pesante di tutto il CD e si tratta ancora di un centro: le due asce fanno sul serio, spingendosi ai limiti del deathcore e, a livello solistico, specialmente, vengono proposti passaggi davvero interessanti, mentre Heafy gioca a fare il Randall Blyhte della situazione (dei Lamb Of God, per chi non fosse avvezzo a tali contesti). Si cambia canone (come nella regola aurea dei Trivium) con la successiva “Watch The World Burn”, tanto semplice quanto efficace nel refrain.

A questo punto, doveroso ammetterlo, sembra che “In Waves” subisca una sorta di pausa di arresto nella qualità del songwriting: la musica non cambia (mai modo di dire fu tanto azzeccato) tra uno spunto melodico e una sfuriata in growl, e ciò che tende a calare è la freschezza nelle idee e l’ispirazione nelle composizioni. Pezzi come “Black” e “A Skyline’s Severance”, suonano curati ma, seppure in modo diverso, scorrono via senza colpo ferire. E se “Built To Fall” svolge la sua funzione di (secondo) singolo, con la classica struttura bridge/ritornello che si sviluppa aumentando il senso di gravità del pezzo, con “Caustic Are The Ties That Bind” la noia torna a fare capolino. Si procede quindi in maniera abbastanza spedita (i pezzi non sono certo delle suite e, nell’edizione extended, ve ne sono ben diciotto) e fortunatamente a macchia di leopardo si riescono a trovare ancora buone idee: mi è piaciuta la costruzione del chorus di “Forsake Not The Dream”, così come l’attacco semi-death di “Chaos Reign”, con il suo apprezzabile seppur breve solo. E il breakdown vigoroso della ballad di turno “Of All These Yesterdays” è encomiabile, per un finale in crescendo in quanto a drammaticità.

Con “In Waves”, i Trivium aggiungono un altro tassello alla loro discografia che, probabilmente, non modificherà di una virgola la loro reputazione e il loro ruolo all’interno dell’attuale scena metal: chi li considera giovani poser che propongono musica derivativa, persisterà nella sua opinione; chi li ha seguiti fino ad ora non mancherà certo di apprezzare il nuovissimo platter. Compito del recensore di turno è ammettere di aver ascoltato una serie di pezzi davvero convincenti nella primissima parte, ma un prosieguo altalenante, sufficiente, ma di certo non memorabile. Probabilmente se la band di Orlando avesse messo in atto un labor limæ più accurato, ora ci troveremmo a commentare un’opera più convincente; ma evidentemente si è preferita la quantità, questa volta. Lavoro certamente non da buttare, ma davvero siamo lontani da quel tipo di opera che ci si potrebbe aspettare da una band così proiettata nel gotha del metal mondiale.

Nota: in caso di acquisto, consigliata l’extended version, caratterizzata da ben cinque pezzi in più (che a dire il vero non modificano il giudizio generale sull’album) e un DVD con dieci fra estratti dal vivo, clip e making of.

Vittorio “Vittorio” Cafiero


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Track-list (extended version*):
1. Capsizing The Sea 1:30
2. In Waves 5:03
3. Inception Of The End 3:48
4. Dusk Dismantled 3:48
5. Watch The World Burn 4:53
6. Black 3:28
7. A Skyline’s Severance 4:52
8. Ensnare The Sun (instrumental)* 1:22
9. Built To Fall 3:08
10. Caustic Are The Ties That Bind 5:35
11. Forsake Not The Dream 5:21
12. Drowning In Slow Motion* 4:30
13. A Grey So Dark* 2:41
14. Chaos Reigns 4:08
15. Of All These Yesterdays 4:22
16. Leaving This World Behind 1:33
17. Shattering The Skies Above* 4:42
18. Slave New World (Speultura cover)* 2:58

All tracks 68 min.

Line-up:
Matt Heafy – Guitars, lead vocals
Corey Beaulieu – Guitars, vocals
Paolo Gregoletto – Bass, vocals
Nick Augusto – Drums
 

 
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