Recensione: Inarborat

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Costantemente a cavallo tra atmosfera e feroci sferzate black, gli Inarborat emergono dal fango dell'underground nel quale erano rimasti confinati dal loro primo demo, Wisdom Sans Words. E dire che, fin dal titolo in stile Negura Bunget, potevano sembrare una stella nascente del pagan in stile slavo, stante anche il logo decisamente tipico di quel genere.
Invece è facile comprendere dove vogliano andare a parare le voci in scream roboante di C., le chitarre Ulveriane di Miserere e la batteria terrificante di Alboin (ex Enid e Geist, e si sente!).
Gli Inarborat ci presentano un black metal come non se ne sentiva da tempo, e non è un eufemismo. Brani come "The Brook Lies Silent" sono un vero testamento del black più veloce mai concepito finora, con vere raffiche di batteria e chitarre che sembrano uscire direttamente da un disco di war metal tedesco. E questa è senza dubbio la direzione che sembra voler intraprendere il trio bavarese: a conclusione dell'album infatti troviamo anche una parte del loro vecchio demo, che invece dimostra la loro origine più pacata e forse più ricercata: interessanti gli spunti, in questo senso, di sapore ambient Burzumiano e in un certo senso anche legati a un certo filone di horror rock decadente abbastanza famoso in determinati ambiti... non propriamente metal.

Notevoli le atmosfere a tratti siderali generate dal cantato in continua risonanza e interessanti le lunghe partiture black a dir poco esplosive che lasciano vagare la mente verso il black esasperato dei primi anni '90 senza però diventarne una copia spudorata: nonostante la band non abbia nemmeno due anni di età, la ricerca di una personalità propria sembra essere una delle loro priorità: le atmosfere così diventano tipiche del black ma leggermente più schizofreniche, le sezioni più tirate seguono pedissequamente i canoni del black norvegese aggiungendo però sempre qualche elemento dissonante, e alcuni brevi inserti, ora di chitarre classiche e ora di sample "spaziali" in perfetto stile Neptune Towers rendono Inarborat una macedonia oscura dal gusto bizzarro, dall'aspetto tentacolare e dalla direzione non ancora perfettamente delineata.
Inizio di buona fattura e decisamente inquietante: il futuro ci riserverà sicuramente ulteriori sorprese.

Daniele "Fenrir" Balestrieri

1. Introduction
2. Aus Staub Und Trümmern
3. Moorlichter (mp3)
4. The Brook Lies Silent
5. Chöre In Der Leere
6. Schwingenbruch
7. That Dwells Within (The Mountain)
8. Wisdom Sans Words

 
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