Recensione: Inferno

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Dopo il debutto di due anni prima, i terremotanti Capricorn tornano con un nuovo album il cui titolo è già un programma.
Prima di analizzare i vari brani, è d'obbligo soffermarsi un attimo su come si presenta questa release, primo segnale del salto di qualità conseguito dai nostri nei due anni.
Davanti ai nostri occhi fa bella figura un artwork stavolta più curato e piacevole alla vista, rispetto alla spartana bellezza del debutto omonimo. Il booklet, inoltre, si apre come se fosse un poster (tipo "Louder than Hell" dei ManOwaR, giusto per citarne uno) sul cui retro è stampata una foto live dei Capricorn: il palco immerso nel buio, infiammato da effetti pirotecnici spettacolari con le sagome in nero di Adrian e David in preda ad un furioso headbang!
Dando un'occhiata ai testi, notiamo che anche qui non è cambiato molto: i Capricorn sono ancora qui a sbatterci in faccia la cruda verità senza giri di parole, andando dritto al punto senza falsi moralismi, trattando temi  che vanno dai toni socialmente consapevoli, a proclami rivoluzionari, a storie di terrore nonché riflessioni di stampo esistenziale.
Nulla di pacchiano o scontato insomma. Versi da capire, rifletterci, ragionarci…e imparare!
Partiamo già dal concetto di avere un trio tedesco, politicamente schierato, votato al 100% alla fede nel Metallo, che non si pone problemi ad agire veramente come una HM band seria.
Dal punto di vista musicale cosa ci potremmo aspettare? Il brano strumentale di apertura ci chiarisce le idee: heavy metal degno di questo nome, atmosfere dure e gran serietà. La nitidezza e l'asetticità dei suoni rivela in oltre una cura maggiore della produzione (rispetto a "Capricorn") e l'inconfondibile suono dell'HM anni 90, registrato comunemente per finire su cd e non su vinile.

Parte "Claws of the Mad", parte il massacro: i nostri tre amici picchiano durissimo con gli strumenti (non dimentichiamo che alla batteria c'è Stefan Arnold, poi nei Grave Digger, che all'epoca non si poneva problemi nel prendere a mazzate la drumkit), proponendoci una dose adrenalitica di Speed/Power Metal, che richiama alla mente lo stile d'impatto come di gruppi come MotörHead, Sodom, Anvil ed i Grave Digger dei tempi d'oro.
Ritroviamo praticamente tutti gli elementi che caratterizzeranno il debutto, stavolta però arricchiti da una maggiore cura nella composizione dei brani e dell'immagine della band.

Attraverso riff granitici, una sezione ritmica tellurica (la doppia cassa viene usata con misura, senza abusare), il vocione diretto e aggressivo di Adrian, cori detonanti ed assoli violenti e precisi, i Capricorn ci fanno respirare acciaio lungo la durata di ben 11 pezzi. La tracklist, seppur tendente a brani d'impatto, risulta abbastanza varia, offrendo una strumentale, due pezzi più riflessivi ("Moonstruck" e la titletrack), una cover dei Twisted Sister ("You can't stop…") e sette altre tracks che trasudano potenza sonora omicida.

In due parole, questo è un album potentissimo suonato da un gruppo che ce le ha toste. "Inferno" è quindi un disco molto appetibile per i patiti di certe sonorità aggressive e melodiche vecchio stampo.

Se siete intenzionati ad entrare in possesso di questo album, così come del suo predecessore, sappiate che ormai questo articolo è fuori catalogo in Italia come in altri paesi: soltanto in Germania è ancora disponibile la discografia dei Capricorn (importata all'estero a prezzi non proprio accessibili).

Leopoldo "LeatherKnight" Puzielli

1) Iced Age
2) Claws of the Mad
3) The Wire Fence
4) Dead Can Walk
5) Moonstruck
6) Iron Biter
7) Gun for hire
8) A Call for Defiance
9) You can't stop R' n' R'
10) Camp Blood
11) Inferno

 
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