Recensione: Inglorious II

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C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico.
E’ questa la citazione che sovviene al vostro recensore nell’ascoltare gli Inglorious, band fondata da pochissimi anni da cinque bravi ragazzi cresciuti bene a pane ed hard rock settantiano.
Il quintetto, dopo un primo celebrato album, che li ha posti al fianco di altri musicisti giovani ma appassionati dei suoni di Deep Purple e Led Zeppelin (quali, ad esempio, i Rival Sons), torna alla carica forte, ancora una volta, della voce eccellente di Nathan James (Trans Siberian Orchestra, Uli John Roth), tagliata nello stesso tronco dei Plant, Gillan e Coverdale, di chitarre al fulmicotone e di una sezione ritmica che non dà tregua.
Con la collaborazione al mixer di Kevin Shirley i cinque rockers hanno dato vita, dunque,  ad un nuovo florilegio di canzoni tutte scritte di proprio pugno, e raccolte in un album intitolato semplicemente “Inglorious II”.
Ed hanno fatto di nuovo centro, ancor di più che con l’esordio.

Inglorious II parte con I Don't Need Your Loving, che s’apre con un  arpeggio e poi prosegue in un’ esplosione di riff hard misti ad un moderno groove ed echi dei migliori Whitesnake. Subito dopo Taking The Blame accelera il ritmo con la forza inarrestabile di un uptempo arrembante alla Deep Purple, innervato di riff che fendono l'aria e graffiano i padiglioni auricolari.

Tell Me Why, invece, ha un avvio piacione alla Coverdale, ed un andamento successivo cadenzato e virile. Il brano è, inoltre, arricchito da riff circolari di chitarra e da un ritornello anthemico.
Pure da riff saettanti è attraversata Read All About It, hard rock dinamico ed avvincente, mentre Change Is Coming è, invece, uno slow liquido e bluesaggiante (come pure la successiva Making Me Pay) dallo sviluppo più esplosivo e illuminato dalle bordate elettriche di basso,  batteria e asce.

Hell or High Water dà, subito dopo, una nuova accelerazione avvincente, dinamica e arricchita da sei-corde che macinano lick ed assoli che s’inseguono e dalla sezione ritmica che pesta da matti.
La successiva No Good for You è un ribollente magma sonoro da cui la voce non si fa mai sovrastare dagli strumenti, dividendosi con le chitarre il compito di disegnare melodie gradevoli, mentre I Got a Feeling è ancora un hard rock classico e veloce ma un poco più catchy di altri.
Black Magic torna a percorrere i sentieri di un hard rock inquieto ma qui un tantino ruffiano, mentre Faraway non cede alla voglia apparente di ballata partendo slow per poi snodarsi in chiave movimentata e piena di cambi di atmosfere sulla traccia dei maestri Led Zeppelin.
High Class Woman, infine, chiude alla grande, entusiasmando grazie al suo carico di soul, groove e feeling.

Inglorious II, dunque, si candida fin d’ora ad essere uno dei migliori album del 2017, grazie ad una manciata di canzoni rock devote sì ai classici, ma in cui comunque la personalità,  l’energia giovanile, la passione che trasuda da ogni nota, la maestria del canto ed il gusto dell’esecuzione fanno la differenza rispetto a tanti altre proposte di quello che qualcuno ha definito “new classic rock”.

Francesco Maraglino


 

 
80