Recensione: Innuendo

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"inside my heart is breaking,
my make-up may be flaking,
but my smile still stays on"
Tutto ha un inizio ed una fine, i Queen purtroppo finiscono qui. Il successivo Made In Heaven fu completato dopo la morte di Freddie Mercury, quindi l’ultima opera realizzata da tutti e quattro i componenti assieme è proprio questo Innuendo.
Durante le registrazioni sia Freddie, che gli altri, sapevano che il fenomenale singer se ne stava andando; proprio questo portò il gruppo a comporre un disco bellissimo sicuramente il migliore degli ultimi anni. Un vero capolavoro, dalle sonorità mutevoli, a volte oscuro e malinconico, altre più fresco e quasi gioioso.  Ciò che resta costante per tutto il lavoro è la consapevolezza di giocarsi l’ultima carta, di suggellare con un ultimo superbo affresco una carriera esaltante. Non che volessero dimostrare qualcosa e chissà chi, di questo i Queen non si sono mai preoccupati, ma piuttosto di regalare a loro stessi, nonché ai loro fans, una fine degna della loro vita, degna di quel nome, delle folle sterminate che assistevano ai loro concerti, degna di canzoni che sono diventate storia, e ci sono riusciti al meglio. Nulla è lasciato al caso, ogni nota, ogni suono, ogni sussurro è studiato al dettaglio ma questo non porta Innuendo ad essere freddo e distaccato, lo rende invece perfetto. Freddie ero allo stremo, l’AIDS lo stava distruggendo sia dentro che nell’aspetto, ma non riuscì ad intaccarne la voce, essa è per tutto il disco quel magico suono che ha incantato milioni di amanti della musica.
Le sonorità che trovano posto in questo disco sono molteplici, è un lavoro molto articolato e vario, suonato in modo impeccabile e dagli ottimi arrangiamenti, è come se i Queen avessero voluto dare un successore ad A Night A The Opera, infatti proprio questo è il lavoro, che da un punto di vista formale, più assomiglia a Innuendo.
La stupenda title track posta in apertura si potrebbe definire quasi una mini-suite, essa è la sintesi di quello che sono i Queen, una canzone maestosa e articolata in cui si incastrano perfettamente vari generi. Una sorta di Bohemian Rhapsody degli anni ’90, dopo una breve rullata, inizia una rock-song maestosa ed oscura che si potrebbe definire quasi epica, costruita su i riff di Brian May, segue un breve stacco acustico dalle tinte latine, che prende spunto dagli Yes, per poi sfociare una un parte corale-sinfonica quasi da opera classica, e non è finita perché ora viene fuori tutta l’energia della Red Special di Brian in uno splendido assolo che riprende la melodia precedente, poi tutto torna come all’inizio e la canzone si conclude come è iniziata, dando a Freddie la possibilità di fare veramente ciò che vuole, prima è solenne e quasi recitativo poi ci regala superbi crescendo fino ad arrivare dove solo lui può.
Segue I’m Going Slightly Mad, molto bella, dalle sonorità malinconiche, che a volte mi fanno tornare in mente qualche film americano degli anni ’50, ottimamente interpretata da Freddie in modo molto espressivo, buono l’assolo centrale in cui Brian riesce a far cantare la sua chitarra in modo unico e degno di nota anche al lavoro al basso da parte di Deacon; si dice che alcune parti del testo siano state scritte estraendo a caso alcune frasi senza senso scritte dai quattro e buttate dentro una scatola.
Headlong è puro e sanguigno hard rock, dall’incedere sempre più coinvolgente, in cui i riff provenienti dalla Red Special comandano il gioco, splendido come sempre l’assolo, Freddie particolarmente aggressivo, al contrario della song precedente. Potentissima e assolutamente rock è anche la successiva I Can’t Live With You, che nelle bellissime parti corali ricorda vagamente Sombody To Love, Mercury come sempre incanta, con acuti caldi e potenti.
Di registro completamente diverso è la successiva, Don’t Try So Hard, lenta e molto melodica, con atmosfere quasi gotiche, a tratti incredibilmente oscura e decandente; Freddie ci regala una delle migliori prestazioni di tutto il disco, assolutamente indescrivibile.
Si arriva così a Ride The Wild Wind, tra le migliori canzoni del disco, e tra le mie preferite in assoluto dei Queen, è una canzone sognante che quasi fa volare la nostra mente, Freddie ci entra nella testa e ci dona emozioni incredibili, da sogno anche l’assolo di Bryan, azzeccata poi la scelta di inserire affascinanti controcanti eseguiti da Roger Taylor autore di una buona prova dietro le pelli; è una canzone dalle atmosfere rarefatte, in cui anche qui come in precedenza affiora tutta quella solenne e maestosa malinconia che caratterizza il lavoro. Interessante il lavoro compiuto dal gruppo in All God’s People, è un mutevole gospel, dalle leggere tinte psichdeliche, offre grandi parti blues in cui è evidente lo zampino di Bryan, alternate da ottime melodie. Si arriva così a These Are The Days Of Our Life, scritta da Roger Taylor, è una ballad dalle sonorità leggere e delicate, il testo invece è molto triste e parla dei bei tempi passati di cui non resta altro che il ricordo, e vista la situazione, le parole dette da Freddy diventano pesanti come macigni. Di questo pezzo è stato girato anche un video, l’ultimo della storia dei Queen, in cui un malato Freddie appare quasi irriconoscibile, sfido chiunque a non commuoversi nel vederlo sorridere e sussurrare “i’ll still love you” e salutarci per l’ultima volta. La successiva Delilah è leggermente sottotono rispetto al resto del disco, ma è comunque un pezzo piacevole, scritta da Freddia e dedicata alla sua gatta, si fa ricordare per il personalissima voce che Bryan dona alla sua sei corde, che ricorda proprio il miagolare di un gatto. Di nuovo hard rock, dalle tinte NWOBHM, per la successiva The Hitman davvero molto potente, costruita su un riff assolutamente potente e metallico, ci porta ad un leggero accenno di headbanging, davvero ottima! Bijou è una canzone lenta e melodica eseguita quasi esclusivamente da Bryan May e la sua chitarra, tranne per una breve strofa cantata e un dolce tappeto di tastiere, un assolo veramente stupendo in cui Bryan si supera.
Arriviamo ora ad uno dei più grandi capolavori dei Queen: The Show Must Go On. Contrariamente a quanto si pensa non è una sorta di testamento di Freddie Mercury, è invece stata scritta da Bryan May e dedicata al suo compagno di mille avventure. Una canzone davvero stupenda che riprende lo stile della title track, molto complessa, a tratti epica e potente, altre volte dolce e melodica è dotata di un coro potentissimo e di favolose parti strumentali. Il canto del cigno di Freddie, in cui superando se stesso, compie una performance superba e memorabile ricca di pathos, una canzone così la potremo ascoltare cento volte, e ci sorprenderà e ci emozionerà ad ogni ascolto in modo diverso. Bellissimo il testo in cui Bryan quasi ci convince che i Queen e Freddie siano qualche cosa di immortale, che nonostante tutto ciò che succederà loro saranno sempre qui ad incantarci con la loro musica.
Questo disco uscì in febbraio, sette mesi più tardi Freddy lascia questo mondo per diventare un mito, un mito che vivrà per sempre, cosi come vivrà per sempre la leggenda dei Queen.   tracklist
  1. Innuendo
  2. I'm Going Slightly Mad
  3. Healong
  4. I Can't Live With You
  5. Don't Try So Hard
  6. Ride The Wild Wind
  7. All God's People
  8. These Are The Days Of Our Life
  9. Delilah
  10. The Hitman
  11. Bijou
  12. The Swoh Must Go On
 
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