Recensione: Interitus

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Come tutti i generi e sottogeneri metal, l'espansione delle varie fogge è stata planetaria. Così, un genere come il blackened death metal, tipico dell'Europa con baricentro in Polonia (Behemoth), si ritrova addirittura in Brasile. Dove, nelle terre della regione di Bahia, hanno stanza gli Escarnium.

"Interitus" è il loro secondo lavoro, che segue a quattro anni di distanza "Excruciating Existence", il debut-album.

Un full-length breve (trentasette minuti di durata) ma intenso, concentrato, denso di brutalità, di aggressività, di morte trasformata in musica. Il suo sound, difatti, è buio, cavernoso, oscuro. Rappresentativo, cioè, di una buona forza visionaria, in carico a Victor Elian e ai suoi compagni. Immagini di territori disabitati, perennemente ghiacciati, ove impera l'odore stantio della decomposizione, si susseguono come fotogrammi di un film, via via che "Interitus" scorre nella mente come l'Ade negli anfratti infernali. Impetuoso, vorticoso, inarrestabile, letale.

Davvero il talento allucinatorio del quartetto Salvador è un valore prezioso che rende "Interitus" stesso un lavoro interessante e piacevole da trapassare, da 'The Horror' a 'Human Waste'. Non c'è molto di originale, in esso, è vero. Tuttavia, la classica formazione a quattro, resa uno standard per il metal oltranzista da parte, anche, dei connazionali Sepultura, consente ai Nostri di dar luogo, grazie all'impegno delle due chitarre, a un muro di suono vasto, esteso, spesso. Variegato nelle tonalità più cupe e disperate. Identificativo di un Mondo alla fine dei suoi giorni, ove, oltre al violento soffiare di vento eternamente gelido, ci sono soltanto i quattro cavalieri e l'arcigna mietitrice, in azione.

Come da tradizione sudamericana, inoltre, gli Escarnium fabbricano riff con talento sopraffino. Lo spettacolare, dirompente, travolgente main-riff di '100 Days Of Bloodbath' ne è un esempio. Impossibile resistere all'assalto di un tale bombardamento ritmico, portato con quel micidiale bombardiere che si chiama old school death metal. Perché, sì, il suono eiettato dagli strumenti dell'ensemble americano, pur essendo roccioso e tagliente come da scuola blackened, presenta, sempre e comunque, un flavour derivante dalla vecchia scuola. Dal thrash della metà degli anni '80 e, alla fine, da loro. Sempre da loro. Dai già menzionati Sepultura.

Obbedendo così alla regola che vuole il metallo estremo proveniente dal Brasile incapace di sganciarsi definitivamente dal quel mood così tanto caratteristico da aver influenzato generazioni di musicisti. A onore del vero, fra i tanti, gli Escarnium seguono la loro strada con caparbietà e determinazione, riuscendo, infatti, a ritagliarsi uno spazio proprio, un marchio dai contorni chiari e riconoscibili, nelle tenebre delle caverne sotterranee cui sono rimandabili a languire per sempre le dieci canzoni del platter.

Al di là di tutto ciò, però, non c'è molto altro. La capacità compositiva, buona nel creare un sound personale, non riesce a far decollare i vari brani come si dovrebbe. Fossero tutti come l'eccezionale '100 Days Of Bloodbath', "Interitus" sarebbe un quasi-capolavoro.

Così non è, per cui gli Escarnium devono accontentarsi, alla fine, di un onesto valore medio.

Daniele D'Adamo

 
70