Recensione: Intermission

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Correva l'anno 2000 quando dopo l'uscita di Infinite (e dopo il relativo tour) gli Stratovarius annunciarono che si sarebbero presi una pausa di una paio d'anni per ricaricare le batterie. Ed è così che per non lasciare i fan a mani vuote per troppo tempo verso la fine del 2001 i nostri diedero alle stampe Intermission: un album composto da brani mai pubblicati o comparsi in veste di bonus track nelle varie edizioni speciali rilasciate qua e là per il globo. La cosa sorprendente di questo disco è che, tolte le varie cover e un paio di altri brani non imprescindibili, quasi ci si trova di fronte un album degli Stratovarius con i contro fiocchi: meno veloce del solito, complessivamente più vario e con una spruzzata di malinconia come ai vecchi tempi!
L'inizio è affidato Will my soul ever rest in peace? dove le dolci strofe di Kotipelto sorrette dal cembalo di Johansson sono contrapposte ad un inciso di stampo hard rock molto orecchiabile e riuscito. Sugli stessi sentieri malinconici di album come Episod o Fourth Dimension, si propone la successiva Falling into fantasy, un mid tempo molto elegante e di ampio respiro. Bisogna arrivare alla traccia numero tre invece per sentire i nostri su velocità più sostenute e così The curtains are falling, sebbene sia scritta da Johansson, risulta la classica canzone sparata e melodica tipica del combo finlandese.
La parte centrale di questa raccolta è invece quella che meno preferisco.
Si susseguono Requiem, bella intro strumentale ma fine a se stessa (visto che non fa da preludio a nessun brano made in Stratovarius), e alcune cover: Bloodstone dei Judas Priest, che sebbene sia ben suonata mi dice davvero poco (forse per via del fatto che anche l'originale non mi entusiasma), Kill the king e I Surrender entrambe dei Rainbow. La prima, che già compariva nel tribute album a R.J. Dio, è cantata da Tolkki (non accadeva da Dreamspace) mentre la seconda è presa da uno dei tanti live-show. (Per inciso i brani sono di ottima fattura ma a mio avviso spezzano un po' il ritmo del disco).
Dopo questa parentesi "tributo", si ritorna a composizioni originali e lo si fa nel migliore dei modi con la "classica" Keep the flame: una delicata sonata per pianoforte accompagna un Kotipelto davvero in gran spolvero. Via via si susseguono brani a media andatura, tra cui l'ottima balld Dream With me, alternati ad altri più veloci e sinfonici come Cold winter night (già bonus track su Destiny). Qualche sussulto ancora ce lo regalano però l'emozionante When the night meets the day, altro mid tempo che pare ripescato da un passato non troppo lontano ma purtroppo dimenticato, e la scoppiettante It's a mystery: tempo sostenuto e tastiere che sembrano quelle di Antti Ikonen (tastierista del gruppo prima di Jens) per un brano ottimo che personalmente avrei preferito comparisse in album "ufficiale".( In realtà questo brano è apparso, insieme a Why are we here?, solo nel bonus cd dell'edizione speciale di Infinite). In conclusione si ritorna a quanto già detto ad inizio di recensione: un prodotto dedicato a quella parte di fans più fedeli che apprezzano la musica degli Stratovarius a tutto tondo, anche quando i ritmi non sono sostenuti e una certa vena malinconica salta fuori. Per tutti gli altri il consiglio è di ascoltare dischi come Episod o Visions.

Track list:

1. Will My Soul Ever Rest in Peace?
2. Falling Into Fantasy
3. The Curtains Are Falling
4. Requiem
5. Bloodstone
6. Kill the King
7. I Surrender [live]
8. Keep the Flame
9. Why Are We Here?
10. What Can I Say
11. Dream With Me
12. When the Night Meets the Day
13. It's a Mystery
14. Cold Winter Nights
15. Hunting High & Low [live]

 
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