Recensione: It's More Than Rock And Roll [EP]

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Bionde, grintose, ottantiane e tutte coperte di pelle. Niente a che vedere però con le chiome da parrucchiere di Vixen, Phantom Blue, Femme Fatale e Lita Ford. Siamo piuttosto dalle parti di Warlock, Hellion, Chastain, Girlschool, tutte band che in quel mitico decennio avevano qualcosa in comune con le Rock Goddess. Amazzoni borchiate d'accordo, ma di quelle che piuttosto che passare intere giornate a far incetta di rossetti e eyeliner dal profumiere si rinchiudevano tra quattro mura a martoriare gli strumenti fino a che i polpastrelli sanguinanti non decretavano lo sgorgare di materiale sufficientemente heavy. Le sorelle Turner (Jody alla voce e alla chitarra e Julie alla batteria) facevano team con l'agguerrita bassista Tracey Lamb (passata alle Girlschool dopo la fine delle ostilità in casa Rock Goddess). Il tempo imperfetto può trasformarsi in un vibrante presente indicativo poiché le ragazze sono tornate, per adesso con un EP interlocutorio di appena tre pezzi (e circa 13 minuti), ma con il quale si prefiggono perlomeno l'obbiettivo di far sapere alla propria fan-base che la band è alive and kicking, come si direbbe nella loro Londra.


Per chi le ha conosciute all'epoca, per chi si ritiene un estimatore dell'heavy rock inglese, per chi ha un posto speciale nel cuore assegnato alla NWOBHM, per chi insomma mangia pane e Union Jack - e sa bene che nella decade ottantiana il meglio del meglio è sceso sulla Terra, inviato direttamente dai corridoi dorati del Valhalla del Rock per intercessione degli Dei - vedere nuovamente in circolazione quel monicker è una botta di nostalgia notevole, un momento di affettuoso entusiasmo che emerge genuino e spontaneo dalle viscere. Fa piacere ritrovare le ragazze, fa piacere constatarne lo stato di forma (forse sono più affascinanti adesso che 30 anni fa) e debitamente incazzate. Già perché le tre tracce contenute su "It's More Than Rock And Roll" (un titolo, un manifesto d'intenti) non fanno prigionieri, non flirtano con nuovismi alla moda né con un sound più "maturo" (dove solitamente "maturo" sta per più arioso, elegante, riflessivo....insomma, edulcorato rispetto alla foga giovanile). Le Rock Goddess ci tengono a far sapere che sono ripartite esattamente da dove si erano interrotte (tre album tra l'83 e l'87). Fin qui le buone notizie.


La title track è un pezzo fatto apposta per i live set, per portare avanti il coro a quarti d'ora, per unire la fratellanza metallica e farla respirare all'unisono sotto i vessilli del denim & leather. Metallo basico, primevo, essenziale, scarno. Anche gradevole, ma in effetti mi aspettavo che i successivi due pezzi iniettassero il turbo a questa partenza discreta ma non trascendentale. Invece.... "Back Off" è un po' monoriffica e si attesta su posizioni ancora più pachidermiche e minimali. Ok, musica tetragona, attaccabrighe e possente, ma anche ferma, bloccata sulle gambe, come se la ruggine (o l'acido lattico) ancora non permettesse grandi performance atletiche. A mollare il colpo di grazia però ci pensa "We're All Metal", altra dichiarazione d'amore per l'universo della musica pesante, ma anche un brano che al confronto fa sembrare i Manowar di "Warrior Of The World United" i nuovi Symphony X. Personalmente mi ha gettato un po' nello sconforto, una canzone fatta solo per farsi mettere il timbro sul passaporto della metallitudine doc 100%, ma che viene a noia subito al primo ascolto. Apprezzo tantissimo che le Rock Goddess siano tornate a galla e credo anche che abbiano l'attitudine giusta; magari ci vuole anche un buon album, che si scrolli di dosso il timor sacro di deludere l'audience più ortodossa e integralista, e che punti esclusivamente a comporre buon materiale, heavy metal naturalmente, ma anche di spessore e qualità, più dinamico e meno statico, e che possibilmente metta in conto di ricorrere a più di un riff a canzone. Sono appena tre composizioni, non c'è molto di più da aggiungere, vediamo cosa accadrà in futuro; la simpatia nei confronti delle Goddess non è certo venuta meno, rimettersi in moto non è mai semplice.


Marco Tripodi

 
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