Recensione: Iterations To Reality

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Interessante debutto per i newcomer Fist Of Rage, band friulana dalla storia piuttosto recente giunta con “Iterations To Reality” all’esordio discografico assoluto.

Fondato nel 2004 e cresciuto nella devota adorazione di giganteschi e leggendari nomi del rock anni ‘70 ed ‘80, il gruppo tricolore riesce a porsi in evidenza sin dalle prime battute grazie ad una dichiarata affinità con suoni classici - seppur nemmeno troppo “retrò” – equamente ripartiti tra accenti hard di matrice seventies ed impennate heavy di derivazione US metal, innaffiati da una piacevole e quanto mai gradita vena “progressiva” che, incastonandosi in melodie semplici e non eccessivamente elaborate, giunge a fornire varietà e colore a brani eseguiti con spiccato talento e mestiere.

I punti di forza del sestetto sono identificabili in via spicciola in due elementi pronti a colpire l’attenzione al primo ascolto: l’immediata fruibilità delle canzoni - composte in modo tale da poter attrarre l’ascoltatore in pochi minuti con linee melodiche accattivanti e cori memorizzabili - e l’eccellente voce del singer Piero Pattay, ottimo ed espressivo interprete, in grado di modificare registro con notevole bravura per abbracciare le varie sfumature proposte dai singoli pezzi.

Acceso da una parte centrale fatta d’episodi molto convincenti, “Iterations To Reality” sfoggia caratteri curati e piacevoli in ogni fondamentale, presentandosi quale prodotto di spessore artistico tutt’altro che di poco conto.
Le cadenze caracollanti delle pupleiane “Walking On The Edge” e “Loving In Vain”, rappresentano ottimi indizi tramite i quali scoprire le doti dei sei musicisti friulani: armonie talvolta rocciose, chitarre in primo piano e ritmiche abbondanti, sono caratteristiche incisive ed arrembanti, pronte tuttavia a cedere il passo a ritornelli dal respiro al limite del prog rock, ampi, carichi d’atmosfera e d’enfasi, in un dualismo “agro dolce” che dona pieno risalto alla varietà di un songwriting dinamico e ben assortito.
Gli afflati notturni della passionale “The Clown Is Crying” inoltre, pongono sotto i riflettori l’anima più ricercata ed emozionale dei Fist Of Rage: un momento davvero riuscito in cui apprezzare senza riserve la prestazione di Pattay, trascinatore di un brano ammantato di drammaticità e sontuosa poesia lirica.
Da rimarcare poi, il grande lavoro alle tastiere intessuto lungo l’intero disco da Stefano Alessandrini: mai troppo invadente o fuori dagli schemi, piazza in ogni dove suoni ed interventi perfetti al fine d’esaltare linee melodiche dal profilo semplice ma parimenti raffinato.

Omogeneo nella qualità e prodigo di buone sorprese, “Iterations To Reality” regala una tracklist non eccessivamente prolissa ed estesa nel minutaggio, tuttavia molto ben focalizzata sulla qualità di una proposta che presenta più d’una ragione per descriverne i risultati come un successo pieno.
Una vena malinconica che per certi aspetti può (molto) vagamente riportare alla mente i primissimi Labyrinth, bravura strumentale in evidenza e buone canzoni, costituiscono un menù di spicco, reso completo dall’omaggio alle “sacre” muse portato a compimento con la cover di “Might Just Take Your Life”, iper classico dei grandi Purple, a testimoniare una radice profonda ed importante, origine di un sound comunque personale e mai troppo impegnato nel replicare lezioni imparate con dedizione assoluta.

Un esordio di cui andare molto fieri, una bella scoperta per Andromeda Relix ed una nuova band di casa nostra, pronta a mirare senza timori di sorta al grande mercato internazionale.

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Tracklist:

01.    Nobody’s Right
02.    Loving In Vain
03.    Walking On The Edge
04.    The Clown’s Crying
05.    Knife And Coin
06.    Introspection
07.    Child Inside
08.    Out Of The Darkness
09.    New Dawn
10.    Might Just Take Your Life (Cover Deep Purple)

Line Up:

Piero Pattay – Voce
Davide Alessandrini – Chitarra
Marco Onori – Chitarra
Fabio Poion – Batteria
Stefano Alessandrini – Tastiere
Bruno Tagliapietre - Basso

 
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