Recensione: Joe Lynn Turner

Di Francesco Prussi - 2 Luglio 2003 - 0:00
Joe Lynn Turner
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Anno: 2003
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85

Non poteva mancare all’appuntamento discografico anche il leggendario Joe Lynn Turner che torna con un disco dal titolo omonimo. Dopo la positiva esperienza con Glenn Hughes, Joe torna alla carriera solista con un album decisamente superiore alla sua ultima fatica in studio uscita nel 2001 che, pur non essendo un brutto disco, non mi entusiasmò in maniera particolare. Nella sua ultima release l’ex singer dei Rainbow si avvale della collaborazione di alcuni ospiti come Al Pitrelli e Chris Caffery, con una nuova line-up che vede nel bassista Eric Czar l’unico soppravissuto della vecchia formazione. Tra l’altro ai tamburi siede John O’Reilly che ha militato nell’ultima formazione dei Rainbow, prima della svolta acustica operata da Blackmore. Quando Turner e Hughes sono passati dalle nostre parti, siamo corsi a Brescia a vedere l’insolito duo che sul palco ha offerto una performance degna del loro nome. Mi ha colpito la carica che Joe possiede ancora mettendo molta foga nelle sue parti, colorandole con quella sua voce calda e bluesy (serata indimenticabile che ho già trattato nella recensione di A Different Stages di Glenn Hughes). Nuovi compagni d’avventura hanno giovato al sound del nostro, che sforna un album fatto di canzoni molto convincenti e cariche di energico rock’n’roll, collocando il lavoro tra le sue migliori release (affiancando così Holy Man, a mio parere il miglior album del celebre singer Americano). L’album è aperto da una triade di song veramente coinvolgenti ed adrenaliche. Nel brano iniziale, Joe ci fa rivivere le atmosfere che hanno contraddistinto la seconda parte di carriera dei Rainbow, con il granitico hard-rock di In Cold Blood, brano che vede alla chitarra solista Chris Caffery affiancato da Al Pitrelli alla ritmica. Un riff portante tipicamente Zeppeliniano contraddistingue la monolitica Jump Start dalle atmosfere settantiane, dove Joe da prova delle sue capacità con una performance particolarmente grintosa. Un ritmo particolarmente cadenzato infarcisce la torrida Dirty Deal, in cui fa capolino anche un organo hammond. Ritmi che rallentano nei due pezzi a seguire: Love D’ont Live Here e Excess. Il primo è una tipica ballad dalle atmosfere anni ottanta, in cui la voce di Turner risalta per la sua particolare timbrica, mentre il secondo è un tempo medio molto torrido e atmosferico, sorretto dal chitarrone di Al Pitrelli. Assolutamente spiazzante è la seguente Let’s Go dai ritmi funk con la voce di Joe che quasi rappa le sue liriche. Ancora hard-rock d’alta classe con Cryn’Out Loud e la seguente Fantasize, mentre a seguire Blood Fire è più rilassata nel suo incedere: bellissimo brano in cui Joe regala una lezione di stile (un pianoforte elettrico quasi jazzy fa da contrasto alle atmosfere rock-blues del brano). Rivive ancora l’arcobaleno in Drivin With My Eyes Closed (mi ricorda Drinkin With The Devil), molto Man In Black è il solo di chitarra di Pitrelli. Un chitarrone apre Hit The Switch dalle atmosfere molto moderne, dettate dalla chitarra dai suoni heavy, mai eccessivi, in un brano che congiunge il passato con il presente. Reprise è un blues strumentale che chiude il ritorno sulle scene di Joe Lynn Turner. Un disco che rilancia il nome del mitico singer, e ripercorre la sua carriera facendo rivivere le atmosfere degli esordi con arrangiamenti moderni che non fanno suonare il disco datato o retrò.
Bentornato Joe.
Franco Spruss.

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