Recensione: Kaleidoscope

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“E' l'espressione del puro divertimento chitarristico, senza nessuna pretesa commerciale e fuori da canoni e scelte dettate dalle tendenze di mercato, un gioioso susseguirsi di note fine a se stesso per il puro gusto della musica”

E' così che Frank Caruso, già fondatore insieme al fratello Enzo della power-prog band Arachnes, descrive il suo primo disco solista: puro divertimento chitarristico e, soprattutto, gusto per la musica. Ma pensare che i 50 minuti che compongono Kaleidoscope siano uno sterile susseguirsi di esercizi di chitarra spacciati per canzoni è del tutto sbagliato.  Qui ci sono, infatti, veri e propri brani (quasi tutti strumentali), tutti ben strutturati e con un filo logico, grande cura per le melodie e per gli arrangiamenti. Certo il lato tecnico è ben presente ed evidente, ma non è mai il fine ultimo delle composizioni: piuttosto è il mezzo per esprimere appieno tutte le idee partorite durante la composizione. D'altro canto Frank ha alle spalle una formazione (studi classici di chitarra, pianoforte e di musica sacra) e un'esperienza tale (leggi l'intervista) che sarebbe forse impensabile per lui fare un disco basato solo sull'esibizionismo.

A comporre la scaletta troviamo dunque, come suggerisce il titolo dato all'opera, canzoni molto varie tra loro sia per stile adottato che per appartenenza di genere. In realtà niente di troppo indefinito, ma se la base è un heavy neoclassico melodico di buona fattura (la forma prediletta da Caruso), è facile imbattersi ad esempio in riffs dal sapore hard ‘n' blues, in qualche sfumatura progressive rock o nei richiami alla migliore tradizione chitarristica dei vari Blackmore,  Satriani e compagnia bella. Il tutto inserito nella cornice di una prestazione precisa e aggressiva da parte di Frank non solo, ovviamente, alla chitarra ma anche al basso e alle tastiere.

Tra i brani, tutti meritevoli d'attenzione, mi sento di citare l'hard ‘n' heavy ora deciso ora scanzonato e dai risvolti settantiani di Walking on a blue Sky e Crazy Car,  oppure la veloce fuga di Ice & Fire a metà strada tra Mc Alpine e Deep Purple (questi ultimi nelle ritmiche e nell'uso dell'organo elettrico). Non meno belli White & Black, votato al verbo di Satriani e arricchito da una pregevole divagazione prog rock di tastiera, l'oscuro Shadows contrapposto al solare Hard and Easy e il suadente Adagio, dove Franco mette in mostra tutta la sua espressività (il brano, re-interpretato, era già edito sotto il monicker Arachnes insieme a Lobotomy e Parallel Worlds). Reso omaggio, come detto in precedenza, anche  Blackmore e se il suo “spirito” riaffiora qua e là  nelle varie canzoni,  Kill the King (cantanta da Enzo) è la riuscita cover del magnifico brano targato Rainbow

Ennesima dimostrazione delle ottime capacità dei fratelli Caruso (qui Enzo ha partecipato alla stesura dei brani e come “ospite” in alcuni di essi) e di Frank in particolare, Kaleidoscope è dunque quel che si definisce un bel disco, fatto con passione e dedicato a tutti quelli che condividono la stessa passione per la 6 corde e per la buona musica.  Promosso senza remore.

Tracklist:

1. Walkin on a Blue Sky
2. Red Passion
3. Metal Force
4. White and Black
5. Ice of Fire
6. Shadows
7. Kill the King
8. Hard and easy
9. Crazy Car
10. Adagio
11. Lobotomy
12. Parallel Worlds
13. Labyrinth

 
78