Recensione: Keeper Of The Seven Keys

Di Simo Narancia - 6 Novembre 2001 - 0:00
Keeper of the Seven Keys
Band: Helloween
Etichetta:
Genere:
Anno: 1987
Nazione:
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90

Se Walls of Jericho può essere scherzosamente considerato come “il vecchio testamento” di un’ipotetica bibbia del power metal, sicuramente questo Keeper of the Seven Keys è da considerarsi come il primo libro del nuovo testamento power! Già perché in questo disco sono racchiusi tutti quegli elementi che faranno la fortuna degli Helloween e del disco successivo, vero simbolo per tutti gli amanti del genere, ovvero Keeper of the Seven Keys Pt II

Dopo la classica intro parte come un treno I’m Alive e, sorpresa, non c’è più l’acerbo Hansen dietro al microfono ma il formidabile Micheal Kiske! La differenza si sente, eccome! Il nuovo cantante, dotato di una voce cristallina, dona potenza e melodia alle composizioni e con un Hansen ispiratissimo in fase di song-writing (la maggior parte delle canzoni in questo disco è opera sua) il risultato non poteva essere che ottimo. In particolare questa prima canzone è un concentrato di potenza e melodia fuse insieme. Con il secondo brano, A little time, i tempi rallentano e Kiske (autore del pezzo) si mette in mostra a 360°, sfoggiando una prestazione impeccabile nonostante la giovanissima età. Si arriva così a Twilight of the gods, ovvero l’esempio lampante di cosa intendano gli Helloween per power metal: inizio a tutta velocità con assolo ipermelodico, basso pulsante, ritornello da cantare a squarciagola e nuovi assolo all’unisono sparati a tutta velocità lungo tutto il brano. Adrenalina allo stato puro. Con A tale that wasn’t right, i nostri sperimentano per la prima volta il tema della ballad e a dir la verità non ci riescono benissimo. Solo uno stratosferico Kiske, con una prova molto sentita, riesce a far risaltare al massimo il brano. Dopo il lento strappa lacrime arriva Future World vero anthem e cavallo di battaglia della band (tanto che tutt’oggi viene riproposto in sede live sia dagli Helloween che dai GammaRay di Kai Hansen). Il pezzo in questione segue il manuale della perfetta power song di cui sopra, rallentando un po’il ritmo e introducendo quelle melodie da videogioco, molto allegre, che imperverseranno nei lavori successivi . Il disco chiude con una perla assoluta, ovvero Halloween. Qui Kai conferma le sue doti di gran compositore, regalandoci più di 13 minuti di potenza , atmosfere oscure , aperture ariose, grandi corus e di twin-guitars ad inseguirsi e a ricamare trame taglienti come non mai. Kiske e il resto della band offrono invece una prova semplicemente perfetta. Infine solo il tempo per un breve outro, Follow the Sign, che fa da preludio al secondo capitolo della “saga” ed in particolare preannuncia il concept della canzone Keeper of the seven keys.

In conclusione un gran disco, divenuto una pietra miliare dell’heavy metal gettando ,come già detto, le basi del power di stampo tedesco tutt’ora molto in voga tra le giovani e meno giovani band europee.

Nota: la versione rimasterizzata contiene come bonus il brano Judas, preso dirattamente dall’era Walls of Jerico (anche se non faceva parte di quel disco). Il brano è cantato da Kai Hansen e offre uno spaccato credibile di ciò che erano gli Helloween prima dell’ingresso di Kiske.

Track List:

Initiation
I’m Alive
A Little Time
Twilight of the Gods
A Tale That Wasn’t Right
Future World
Halloween
Followe The Sign

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