Recensione: Land Of The Ending Time

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I finlandesi Suotana sono finalmente giunti al secondo album, che succede il primo full-lenght intitolato “Frostrealm” e risalente al 2015. Sono trascorsi tre anni e troviamo una band definitivamente matura e che ha forgiato a tutti gli effetti una propria identità ed un sound personale e ricco di influenze. All’interno di “Land of the Ending Time” troviamo del death metal, del black metal melodico, ma ci sono anche tracce di symphonic e del power più tradizionale. In questo caso l’apporto delle tastiere e la perfetta intesa tra la sezione ritmica e le chitarre contribuiscono a creare un sound pieno e ricco di sfumature che nel complesso risultano fresche ed ispirate, non risultando mai scontate o “già sentite”. La copertina dell’album che ci apprestiamo ad ascoltare mette subito in chiaro il mood che ci avvolgerà nel gelido abbraccio delle terre del nord, dove tutto deve essere più crudo e forte, per proseguire in quell’infinito tappeto bianco di neve e ghiaccio. La qualità del sound è ottima, si distinguono tutti gli strumenti e la voce si inserisce alla perfezione nel contesto selvaggio che è rappresentato dalla seconda release dei Suonata. Proprio il singer Tuomo Marttinen è tra gli assoluti protagonisti di questa spedizione in queste terre desolate, con un ottimo scream, a tratti lacerante, figlio di una totale dedizione alla causa di una band da tenere assolutamente sotto il vostro radar.

L’album si apre con l’introduttiva “Alku” che vuol proprio dire “inizio”, un breve trampolino per la prima vera canzone: “Troutrace”. Quest’ultima soltanto varrebbe l’acquisto dell’intero album e riesce a fondere alla perfezione tutti gli elementi che contraddistinguono il sound dei Suonata. Veloce, melodica e violenta, ispirata e con una musicalità che ti entra dentro già dal primo ascolto. Se avessi un vinile tra le mani, l’avrei già consumato a forza di riascoltarla. Proseguiamo con la successiva “Sorrowl” che mantiene elevato il livello musicale con un’atmosfera quasi Dimmuborgiriana ed un main riffing altrettanto convincente. “Into The Ice” si è prestata per un bellissimo video clip logicamente girato in un contesto glaciale come quello che i Suonata insistono a sottolineare con i coinvolgenti testi del disco intero. Anche in questo caso la prova della band è eccezionale ed il singer Marttinen sembra non conoscere limiti, trascinandoci dall’inizio alla fine come fa con la canoa protagonista del clip. A rallentare leggermente il ritmo dell’album, ma senza intaccarne la qualità, ci pensa “Thousands of Forests”, più elaborata e incline al lato symphonic della band, stesso discorso per la seguente “Autumn Awaits” che ad un tratto sembra invaderci con una eccitante malinconia, la quale non fa altro che incuriosire e mostrare l’ampia abilità compositiva del combo finnico. “Wolfchasers” rappresenterebbe il tipico singolo, diretta e orecchiabile, con un leggero (almeno a livello personale) richiamo ai primissimi Bodom. Poi tocca a “Mission Suicide”, un’autentica pietra preziosa scritta con la testa e con il cuore. È in grado di trasformarsi ed evolvere mood davvero diversi tra loro, senza però mai perdere l’identità precisa di una canzone estremamente personale. L’album si chiude con la title-track “Land Of The Ending Time”, una cavalcata che alterna parti melodiche a sfuriate in blast beat, ancora una volta ricca di spunti e di carattere e che riesce a trasmettere più di ogni altro brano quel carattere nordico che impregna questo secondo lavoro dei Suotana. Le ultime note sono un epilogo che fa presagire qualcosa di ancora più grande, che sono certo arriverà puntuale con un terzo sforzo discografico che dobbiamo assolutamente tenere d’occhio.

I Suotana non hanno inventato niente di nuovo ed è questo che rende “Land of the ending time” ancora più interessante. Non va a stravolgere uno o più generi, ma si presenta come un disco suonato e soprattutto composto con vagonate di idee valide. Gli elementi si fondono senza la minima incertezza ed il risultato è una sfuriata che forgia tanta melodia quanta violenza, il tutto supportato da un tappeto sinfonico che dona raffinatezza e da una prestazione vocale di quelle che non si sentono spesso, soprattutto in ambito death/black. Con molta probabilità questo disco dei Suotana prenderà residenza nel vostro lettore cd e ci starà per molto tempo, consentendovi di godervelo in background o apprezzarne ogni sfumatura grazie ad un ascolto più attento. Mette subito le cose in chiaro e sino alla fine non vi farà pentire di aver intrapreso con loro un viaggio nelle ostili lande del nord.

Tre punti in più sul giudizio complessivo ci sarebbero stati senza problemi. 

 

Brani chiave: Troutrace / Into The Ice / Mission Suicide

 

 
77