Recensione: Land of Weeping Souls

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A quattro anni di distanza dal loro ultimo full-length, tornano con un nuovo disco in studio i veterani Paganizer. In questo lasso di tempo, più volte il project ha rotto il proprio silenzio con vari Ep e split, non lasciando mai a digiuno i fans.

Fatto salvo l’anno sabbatico del 2015, infatti, non siamo mai rimasti senza sentir la band. “Land of Weeping Souls” è il solito e classico concentrato di death metal svedese, di quello in stile Grave e Dismeber per intenderci, senza melodie o digressioni ad eventuali contaminazioni. 

Pugno dritto nello stomaco che segue, senza rivoluzionare, la strada già percorsa dalla band in passato. Mid tempo a profusione, poi alcune sfuriate che però non raggiungono mai velocità elevatissime. Lapilli di puro metallo si innalzano con assoli di chitarra davvero luminosi, per poi ricadere nel tetro magma di morte da cui sono guizzati. 

Land of Weeping Souls’ è il perfetto sunto di tutto questo, artigli impiantati nel terreno che, spinti inesorabilmente verso il basso, lasciano solchi che ci fanno rabbrividire. ‘The Insanity Never Stop’ ha un piglio più violento ed adrenalico, ma sono davvero sottili le differenze tra un brano e l’altro. La costanza e la personalità dei Paganizer, sono marchio di fabbrica ormai inconfondibile. Se proprio dovessimo trovare una qualche differenza con il passato della band, vi potremmo dire che il livello qualitativo e la complessità dei pezzi si sono leggermente alzati. Troviamo una qualche analogia in più anche con il Bolt Thrower, a livello di ambientazioni, anche se qui il contesto è più dinamico e sostenuto. 

 Diciannove anni di carriera alle spalle, un sound che si nutre, con tutte le sue forze, dell’old school del paese di origine. Non possiamo chiedere nulla di diverso da quello che i Paganizer ci danno, assaporandone l’intenso sapore di morte. Competenza e coerenza sono garanzia per un’uscita che gli amanti del filone non dovranno lasciarsi sfuggire. Certezza.

Stefano “Thiess” Santamaria 

 
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