Recensione: Lateralus

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Recensire un disco dei Tool equivale ad incamminarsi all'interno di un labirinto, dove ogni via sembra quella giusta e allo stesso tempo quella sbagliata. I Tool sono un'indefinibile entità che con poche uscite discografiche ha sconquassato il mondo musicale con la loro stupefacente miscela di follia, tecnica e cuore. Con il susseguirsi degli anni siamo stati testimoni di come il grezzo metalcore presente nell'EP d'esordio “Opiate” è andato man mano trasfigurando in una forma canzone complessa, presente nel primo vero full lenght della band “Undertow” e ulteriormente sviluppata nel capolavoro “Aenima”, in cui la folle miscela dei Tool esplode in tutta la sua devastante pazzia. Quest'ultimo disco sancì definitivamente il nome “Tool” sulla bocca di tutti, facendoli conoscere ed apprezzare anche a chi non era avvezzo a questo tipo di sonorità. I loro dischi non possono passare inosservati, sia per il contenuto musicale sia per l'artwork che contraddistingue il gruppo, geniale per alcune trovate che si possono riscontrare anche nei bellissimi e visionari video, tutti ad opera del chitarrista Adam Jones. Non è facile descrivere la formula dietro la quale nasce un brano dei Tool, i quali risultano “nevrotici”, “imprevedibili”, suonati da una band tecnicamente ineccepibile dove spicca per estro e fantasia il drummer Danny Carey, vera e propria macina ritmica dietro le pelli, caratterizzato da un approccio più simile a quello di un percussionista che gli permette di creare degli inusuali costrutti sopra i quali si scagliano il chitarrista Adam Jones e il bassista Justin Chancellor. Questa perfetta macchina da guerra asseconda splendidamente il lavoro svolto dal loro leader Maynard James Keenan, dotato di un'intensa capacità interpretativa mista alla sua “geniale pazzia”. Dopo il successo di “Aenima” i Tool sparirono dalla scena a causa di alcune grane avute con la casa discografica, che impedì ai nostri di rientrare in studio per quasi cinque anni, durante i quali Maynard trovò sfogo presso il progetto parallelo “A Perfect Circle” che gli donò meritatissima popolarità e soprattutto ricordò al mondo dell'esistenza dell'entità “Tool”. Nel 2001 uscì “Lateralus”. Il disco riuscì nell'improba impresa di non far rimpiangere il suo splendido predecessore, visto che anche questo prodotto risulta pressoché perfetto. Tecnicamente ineccepibile, questo disco mantiene tutte le caratteristiche vincenti presenti sui suoi predecessori, senza però ripetersi. "Lateralus" vive di luce propria grazie ad una produzione perfetta che dona al disco un suono asciutto e potente, e grazie ad un personalissimo songwriting che conferma i Tool come tra i pochi e veri innovatori della scena musicale. Un disco lungo (quasi un ora e venti minuti di durata), dove escludendo alcuni intermezzi i brani non scendono mai sotto i sei minuti, riuscendo nell'ardua impresa di non annoiare mai a causa della loro prolissità. Non vi sono ballad o pezzi tirati. Ogni brano dei Tool è un brano dei Tool e basta, dove le normali convenzioni alle quali eravamo abituati crollano e le certezze non trovano fondamenta. Lateralus è un disco difficile che richiede molti ascolti per essere assimilato, ma che pian pianino scopre le sue numerose carte. La schizofrenia che contraddistingue i pezzi di questo intricato puzzle non esclude nessuno stile o atmosfera, arrivando addirittura ad accenni black metal (basti ascoltare Maynard su “Ticks & Leeches”), dove il senso del “commerciale” viene come da loro consuetudine smontato (Ricordiamo il primo bellissimo singolo “Schism” della durata di quasi sette minuti). Lateralus sa esaltare grazie a brani intensi e tirati (“Parabola”, “The Grudge”, “Lateralis”, “The Patient”.), sorprendere grazie ad incursioni “simil tribali e/o orientali” (“Mantra”, "Parabola", “Reflection”, “Triad”) senza offrire mai il fianco a critiche visto che momenti deboli non ve ne sono!!!
Lateralus ha lo stesso sapore di un quadro astratto che solo dopo un attento studio sa rivelare la sua natura, riuscendo successivamente a meravigliare ad ogni nuovo approccio. Questa è la caratteristica principale che rende un album degno di essere catalogato come capolavoro. E Lateralus ha tutte le carte in regola per meritare a pieno questo aggettivo. Impossibili da inquadrare in qualsivoglia schema e sempre fuori da qualunque moda, i Tool meritano di essere citati a pieno titolo come tra i maggiori innovatori che la scena musicale ha saputo offrire negli anni '90, e forse di sempre. Certo, da Aenima abbiamo dovuto aspettare cinque lunghissimi anni prima di poter assaporare un nuovo capolavoro griffato Tool, e altrettanti ne dovremo attendere per il prossimo, ma visti i risultati l'attesa è molto più che ben ripagata.
 
90