Recensione: Led Zeppelin II

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Mi sento molto onorato e anche un pò emozionato mentre mi accingo a recensire un disco del gruppo che forse ha fatto maggiormente la storia del Rock mondiale, gruppo da decine e decine di milioni di dischi venduti, nonchè gruppo al quale forse si sono ispirate la maggior parte delle band che al momento consideriamo storiche in ambito metal. Ovviamente sto
parlando dei Led Zeppelin, e il disco è il grandioso "Led Zeppelin II". Il secondo lavoro della band di Page e Plant esce nello stesso anno e a pochi mesi di distanza da "Led Zeppelin I", nel 1969, ed amplifica il successo del già citato album, che proponeva un tipo di musica a quel tempo praticamente sconosciuta al pubblico. Musicalmente ci troviamo di fronte a un disco hard hard rock davvero alternativo, non tritaorecchie (forse per i tempi, non certo oggi), ma che presenta composizioni che ancora a oltre 30 anni di distanza fanno stropicciare gli occhi e le orecchie agli ascoltatori, per eclettica, mix tra le superbe musiche e la grande voce, acuta e impossibile da non riconoscere per pulizia, espressione e tonalità, di Robert Plant, accompagnato in maniera egregia dai suoi compagni Jimmy Page (che ricordo che è tra i chitarristi più geniali e imitati di sempre), John Paul Jones (basso) e John Bonham (batteria). Detto in breve (e non c'è molto altro da
dire se non titoli di eccellenza) cosa contiene l'album, vediamo un pò di analizzare le singole canzoni, nove, che compongono questo grandissimo sequel, superiore a mio avviso anche al suo predecessore.
Non si possono non riconoscere subito le note di "Whole Lotta Love", uno dei pezzi più spettacolari di tutta la produzione, nonchè di tutta la carriera dei Led Zeppelin. La song direi che riassume perfettamente le caratteristiche del disco citate prima. Decisamente Rockeggiante in molte sue parti, grandi assoli, cambi di ritmo miratissimi e molto riusciti, ecclettica e colpi di genio a non finire (indimenticabile Page che letteralmente consuma le corde della chitarra con un archetto di violino, per un effetto musicale impressionante, una vera scarica elettrica), fanno forse di Whole Lotta Love la canzone simbolo di Led Zeppelin II. Seconda song che ci si presenta è "What is and what Should Never be", totalmente differente alla opener del disco, ma stupenda comunque. Molto blueseggiante
e tranquilla nel suo scorrere, anche se con frequenti esplosioni che la impreziosiscono "What is..." è la classica song tutto relax, da gustare dalla prima all'ultima nota. Cantata benissimo, e con assolo dolce ed efficace, ma forse è superfluo dirlo. Ritorno al rock più puro con la famosa "The Lemon Song", che alterna spezzoni mid tempo dalle ritmiche molto coinvolgenti e un gran basso di sottofondo, a prosecuzioni tutte impostante sulla chitarra,  che si esprime come sempre in maniera, veloce, pulita, commovente.
Gran track nel complesso, che però viene superata da una delle canzoni più strappalacrime di tutto il panorama Hard Rock, ovvero dall'indimenticabile "Thank You", ballata tranquilla, sentimentale, ma che fa affiorare davvero emozioni, pathos e pelle d'oca come poche altre. Non sembra molto difficile come canzone a prima vista, ma analizzandola ci si rende conto che comporla è stata una vera e propria genialata, una vera e propria dichiarazione d'amore. Esaurite le lacrime di Thank You si torna ai riff decisi, in questo caso quelli eccellenti di "Heartbreaker", ennesimo mid tempo che non lascia indifferenti per le sue qualità complessive. Molto belle le scale ascendenti nella parte centrale della song che accompagnano Robert nel suo impeccabile cantato, e particolare e davvero gustoso l'assolo, lungo e di grandissima tecnica, che porta a una conclusione nel segno della velocità e del dinamismo. Dinamismo che si dilata in maniera spropositata in "Living, Loving Maid (She's just a woman)", pezzo Rock and Roll se ce ne sta uno, con una incredibile attitudine da pista da ballo, per quanto riesce a prendere per mano l'ascoltatore e farlo dimenare come un pazzo. La melodia è azzeccata, così come la velocità del pezzo, davvero una piccola gemma. Così come è una gemma pure "Ramble On", che parte su una splendida chitarra, giusto accarezzata dal basso e dalla voce di Plant, per poi espandersi in modo molto allegro, dinamico e piacevole, in cantato e melodie. Siamo alla penultima traccia del Cd, e anche questa
è un mostro sacro. Trattasi infatti della famosissima "Moby Dick", strumentale dal grande attacco di batteria, batteria che la fa da padrona assoluta in tutta la canzone, pirotecnica e con un assolo davvero ben congeniato nella parte centrale della track stessa. Il bello è che pur comparendo solo lei (la batteria) per lunghissimi tratti, non risulta affatto noiosa, e anzi, carica davvero, preparandoci nostro malgrado all'ultima traccia, ovvero "Bring it on Home", dal sapore inizialmente molto country, ma che diventa l'ennesima chicca rock, chicca che chiude un disco davvero eccezionale per il quale mi sembra di aver dato forse parole troppo scontate, ma non mi è risultato facile dire niente di meglio, visto l'entità che certe produzioni hanno dato e continueranno a dare alla musica più bella del mondo.

Riccardo "Abbadon" Mezzera

Tracklist :
1)Whole Lotta Love
2)What Is and What Should Never be
3)The Lemon song
4)Thank You
5)Heartbreaker
6)Living, Loving Maid (She's Just a Woman)
7)Ramble On
8)Moby Dick
9)Bring It on Home

 
95