Recensione: Legion Helvete

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Non ci viene concesso nemmeno il classico conto alla rovescia. Nessun preambolo, nessun melodico ammennicolo; niente di niente, nemmeno tempo per prendere fiato o stappare una birra. L'aggressione è immediata: violenta, brutale e, certamente, affatto inaspettata. I norvegesi Tsjuder, come se niente fosse, riabbracciano le armi e riprendono laddove avevano lasciato sette anni addietro con quel affascinante "Desert Northern Hell" che fece quasi gridare al miracolo.

Sette anni che non hanno minimamente attaccato la verve guerrafondaia dei demoni di Olso, né hanno fatto arrugginire le più che collaudate armi in dote ai veterani Nag, Draugluin e Anti-Christian. Un devastante miscuglio di Black Metal, sovente supportato da ritmiche Thrash, spazza via con un'onda d'urto infuocata dubbi e congetture sullo stato di salute del gruppo dopo anni di scioglimenti, possibili riunioni e rumorosi silenzi. Quaranta minuti di Black Metal norvegese, con tutto ciò che questo comporta.
Ritmi serrati, odio serafico, ed una miriade di nere frecce nella faretra degli 'Arcieri Di Ghiaccio'; altro non serve. Nulla di superfluo, nemmeno una nota fuori posto. La violenza di "The Daemon Throne" stordisce da subito; canzone dinamica coinvolgente e veloce il cui riff portante sembra essere pescato direttamente dal capolavoro di slayeriana memoria Hell Awaits. Brano degno di un'apertura in grande stile non c'è che dire, seguito dalle pregevoli "Fra en Råtten Kiste" e "Dauðir" capaci di amplificare l'onda d'urto del brano d'apertura come le onde provocate da un sasso gettato in uno stagno.

Ritmi serrati, repentini cambi di ritmo dominati da brucianti accelerazioni, un uso infernale della voce di Nag: questa la ricetta che ci permette di gustare il lavoro degli Tsjuder in ogni minima sfumatura. A dir poco perfetta la prova di Anti-Christian alle pelli. Gran parte del merito per la buona riuscita del disco è merito del batterista, abile a far emergere in più di un frangente, un raffinato utilizzo dei piatti da un blast-beat a dir poco tellurico. I demoni che animano il gruppo norvegese hanno operato nel migliore dei modi ispirando un disco pregevolmente maligno, vario e ricco di contaminazioni, impreziosito da una  produzione all'altezza delle aspettative e pressoché in linea con gli standard qualitativi del momento. Proprio in tema di contaminazioni, proseguendo con la martellante "Voldsherskeren", ma sopratutto con "Slakt", ci addentriamo in una nuova sfaccettatura dell'anima del gruppo grazie ad un thrash old-school che si sposta dai soleggiati lidi californiani del brano d'apertura, alla granitica Germania e, più precisamente, sull'asse d'acciaio Such/Petrozza/Schirmer.

Una vera e propria prova di forza quella dei Tsjuder, quasi fossero preoccupati di dover dare un'immagine di rinascita dopo gli anni dell'oblio. Se così fosse, con questo "Legion Helvete" ci sono riusciti in maniera egregia, consapevoli, a mio parere, d'aver dato alla luce una nuova perla, nera come l'abisso. Le legioni infernali possono tornare a marciare accompagnate dalle folate d'odio scaturite da assalti frontali quali "Black Shadows Of Hell", dall'incalzante "Blod Og Aske" e dalla conclusiva "Vårt Helvete", ultimo capitolo - della durata di oltre dieci minuti in cui frequenti mid-tempo si infrangono contro un muro compatto proveniente da una sezione ritmica devastante - del ritorno sulle scene TNBM di questa pregevole band. Nessun fronzolo, nessun proclamo né atteggiamenti da vecchie star consunte da paillettes e lustrini: qui trovate del fottuto Black Metal. E scusate se è poco.

Daniele Peluso

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TRACKLIST:

01. The Daemon Throne         
02. Fra en Råtten Kiste          
03. Dauðir          
04. Voldsherskeren          
05. Slakt         
06. Black Shadows of Hell         
07. Blod og Aske     
08. Vårt Helvete

 
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