Recensione: Lehmanized

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Nati nel 2012 come progetto solista del musicista italiano Matteo Grazzini - bassista dei Neurastenia e soprattutto turnista nella band di Blaze Bayley - i Lehmann esordiscono con questo “Lehmanized” (lavoro nel quale il già citato Matteo Grazzini compare in qualità di cantante), pubblicato all’inizio dell’estate per Massacre Records.
Coadiuvato da musicisti di ottimo livello, l’artista tricolore allestisce una prima opera efficace e potente che, in poco meno di quaranta minuti di musica, mette in mostra la buona creatività del giovane combo nostrano attraverso un songwriting solido e diretto.

Sebbene l’album sia anticipato da una copertina non proprio affascinante, la classe del gruppo è subito dimostrata dalla plumbea “Equilibrium”, opener sulfurea ed ipnotica, incentrata completamente sulle melodie vocali interpretate dal bravo singer, protagonista di un refrain alcolico e teatrale. Buona partenza di un disco quantomeno interessante, che dopo pochi minuti procede con la maggiormente articolata “The Secret”, canzone oscura e violenta nel suo prosieguo, caratterizzata da gelidi riff chitarristici supportati con grande energia dall’incessante drumming di Claudio Trincanti (visto anch’egli tra le fila della band di Blaze Bayley e alla corte dei Raven Lord, per i quali ha inciso l’album d’esordio, pubblicato lo scorso anno): un risultato finale sufficientemente discreto che, qualora fornito di un ritornello più efficace, avrebbe potuto risultare ancor più convincente.

La successiva “Like A Rock” combina con successo melodie semplici ad altre maggiormente ricercate, dando vita ad un chorus questa volta “superiore”: anche in questo caso un percepibile ma mai invadente tappeto tastieristico, si mostra perfettamente inserito nel contesto musicale dell’opera, donando maggiore profondità alle varie composizioni che ne compongono la spina dorsale.
Le coordinate musicali non mutano, restando ancorate ad un Hard Rock robusto, oscuro ed elegante, anche nell’eloquente title track, contaminata da un leggero velo di teatralità, sempre piacevole e mai fuori luogo in questi frangenti.
Un sontuoso operato tastieristico - molto evocativo - presenta la particolare e cadenzata “Let Me Pray”, forse il momento più sperimentale del platter. Più tradizionale la diretta “Gemini”, contraddistinta da repentini cambiamenti ritmici e da una struttura estremamente dinamica nella quale trova spazio un ritornello melodico ed orecchiabile, ottimo nel rendere il brano di facile ed immediata assimilazione.

Nelle ultime fasi di questa prima release, i Lehmann non perdono la voglia di sperimentare, allestendo la granitica “Sunday I’ll Be Dead” e la bella “Laid So Low”, traccia che come altri episodi di questo lavoro, presenta una struttura articolata e di non semplice ascolto.
Ad impreziosire la traccia conclusiva di questo esordio è senza dubbio da rimarcare l’interpretazione del “pigmalione” Blaze Bayley: un’ospitata che permette al combo tricolore di congedarsi a testa alta, consegnando alle stampe un prodotto musicalmente riuscito, di discreta personalità e buona confezione.

 
75