Recensione: Les Irreals Versions

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La vicenda dei Foscor ricorda quella di numerosi altri gruppi che, partiti dagli angoli più oscuri del panorama metal - chiamati anche black metal, death o doom - hanno progressivamente ammorbidito il proprio sound, percorrendo strade diverse. La band di Barcellona ha iniziato con un black metal di scuola nord europea, mostrando tuttavia nel giro di pochi anni l’intenzione di virare verso altri generi musicali, senza restare troppo legata alle proprie radici. I riff e le cadenze si sono fatti più lenti, con un approccio quasi doom, la distorsione si è andata via via abbassando, le voci pulite si sono fatte più spazio a scapito del growl, per arrivare a una soluzione che mescola elementi del post-rock, dello shoegaze, dell’ambient e del progressive.

Arrivati al sesto full-lenght, i Foscor sembrano essersi lasciati ormai alle spalle le sonorità degli esordi, e di fatto nel nuovo album non si ascolta niente che possa davvero essere definito metal. Quello che è rimasto a fare da filo conduttore con i precedenti lavori è un’atmosfera cupa e opprimente, seppur dipinta usando soluzioni diverse. Già dal titolo Les Irreals Versions sembra porsi come la naturale evoluzione del sound che la band stava definendo nel precedente album, intitolato Les Irreals Visions. Rispetto al disco del 2017, anche quelle poche reminescenze metal che ancora erano presenti vengono definitivamente abbandonate. Va sottolineato tuttavia che l'ultima fatica della band catalana è composta da vecchi brani riarrangiati secondo il nuovo genere abbracciato dal gruppo, dunque la totale assenza di elementi metal in questo caso non dipende solo dalla voglia di cambiare genere, ma diventa anche una scelta ben precisa, quella, appunto, di dare una nuova veste ai pezzi scelti. Les Irreals Versions è un disco che vive di atmosfere rarefatte e spettrali, il suo scopo è trascinarci in un mondo oscuro nel quale la musica dipinge paesaggi freddi e nebbiosi, esprimendo un senso di malinconia mista a rassegnazione in cui tutti si imbattono in alcuni momenti della propria vita. In questo l’album riesce e funziona bene. Quello che manca è la presenza di alcuni brani o momenti memorabili, qualcosa che sappia davvero distinguersi all’interno del disco. Gli arrangiamenti sono ben curati e sanno creare il giusto mood, ma se da un lato si modella un universo sonoro ben definito e sempre coerente, dall’altro i brani corrono il rischio di essere appiattiti e diventare difficilmente distinguibili. Si trovano comunque alcuni momenti che meritano di essere segnalati, come l’opener “Instants”, che risulta un’ottima introduzione per l’album, “Espectres al Cau”, con un inquietante riff in cui si intrecciano chitarre e pianoforte, o “L.Amor.T”, pezzo che riesce a essere il più oscuro in un album già cupo, posto giustamente in fondo alla tracklist.

Les Irreals Versions è un buon lavoro che tuttavia mostra alcuni punti deboli comuni a molti altri dischi, non solo in questo genere: belle atmosfere, nessun brano criticabile per veri e propri difetti, ma nel complesso continua a sentirsi la mancanza di qualcosa. Pretendere maggiore varietà in album del genere sarebbe sbagliato e fuori luogo, sono lavori che hanno la loro ragion d’essere proprio nella costanza dei suoni, nella volontà di abbandonare del tutto l’ascoltatore all’interno di un’atmosfera ben precisa. Alla fine il tutto si riduce alla presenza o meno di alcuni momenti in grado di colpire veramente a livello emotivo. In questo caso le basi ci sono, ma si potrebbe anche fare qualcosa in più. Ad ogni modo, chi volesse immergersi nel mondo tetro e sinistro dipinto dai Foscor, potrà trovare in questo disco un prodotto valido.

 
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