Recensione: Let Us Burn - Elements & Hydra Live In Concert

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Chi dice terra di Fiandra, dice metal e calde voci femminili. Tra le band che mantengono vivo il recente stereotipo figurano i Within Temptation, i quali, dopo un brusco cambio di stile (conservando, umbratile, un lato sinfonico vicino a quello di Nightwish e Epica), nel 2011 hanno stupito con The Unforgiving, grazie a una sapiente commistione di metal e musica dance. Il recente Hydra, invece, ha segnato un passo indietro, ma l’album ancipite resta comunque un disco migliore rispetto all’anodino The Heart of Everything e lo scostante The Silent Force.
Una band poco true, per molti aspetti, una band troppo commerciale, che non a caso su queste pagine si ritrova con voti mediocri, immeritatamente, però, nel caso del capolavoro di tre anni fa. Di certo ai Within Temptation non si può imputare un difetto di perseveranza: i nederlandesi, infatti, dalla metà degli anni Novanta (data di fondazione del gruppo) hanno mantenuto un proprio trademark basato su una commercialità attenta, che li ha portati nel mainstream intercettando una solida base di fan.

Nel 2012 il combo olandese festeggia i tre lustri di carriera, traguardo meno altisonante di un ventennale, ma più ragionevole di un modesto decennale (vedesi Epica). D’altra parte non sarà mai chiaro il criterio scelto per tali appuntamenti autocelebrativi (perché non festeggiare i diciotto anni dalla fondazione, oppure il decimo disco?).
Per l’avvenimento Sharon den Adel & Co. pensano in grande e tengono uno show allo Sportpaleis d’Anversa, che ripropone, come fu per Black Symphony, la presenza di un’orchestra per valorizzare il lato symphonic-metal di alcune canzoni in repertorio (su tutte la pretenziosa “Our Solemn Hour”). Facile dictu, lo spettacolo è sold-out e raccoglie fan da oltre cinquanta Paesi del globo. Il concerto, tuttavia, non è immesso sul mercato due anni fa per problemi di budget che non permettono di filmare l’intera e corposa setlist, come da volere dei musicisti.
Dopo la pubblicazione di The Q-Music Sessions e di Hydra, si decide, altresì, di filmare la performance allo Heineken Music Hall di Amsterdam, in modo d’avere un doppio live dal minutaggio complessivo appagante e con scalette in parte sovrapponibili (anche se entrambe non integrali), che creano uno strano effetto di déjà-vu, quasi la geminazione teratologica dell’ultimo studio album abbia dilagato.
Una genesi non lineare, dunque, ma un risultato esaltante, proprio di una delle rare band metal che ha un occhio di riguardo per videoclip e la propria immagine on stage. Da un lato uno show bombastico (Elements), dall’altro un live con meno fronzoli e più diretto (Hydra), che s’uniscono in perfetta complementarietà.
Dicevo prima che il sound dei Within Temptation è commericale, ma non sempre (per fortuna!) pacchiano; sul palco, tuttavia, lo sfarzo e il magnetismo di Sharon den Adel sono totali. Questo, unito a una scaletta troppo esile e una persistente immaturità del combo, fa di Black Symphony (2008) un dvd mediocre, che incanta, sì, per la magnificenza delle coreografie, ma delude per quanto riguarda la sostanza musicale in gioco.

Nel secondo decennio del nuovo secolo le cose sono migliorate. La cantante resta diva, ma perde la rigidità della bella “da guardare ma non toccare”, complici i quarant’anni appena compiuti, che la rendono più umana e meno eterea e perfetta che in passato. L’affiatamento del gruppo è consolidato (qui sta la forza degli olandesi, non certo nella ricerca virtuosistica), il nuovo innesto chitarristico in sede live, Stefan Helleblad, fa la sua bella figura in completo di pelle nera per la gioia del pubblico femminile; il palco con penisola permette un dialogo empatico con la folla dei fan presenti.
I concerti si aprono con due gustosi video in computer grafica, specialmente quello di Hydra che fa intravedere l’eponimo animale mitologico, presente anche on stage con le sue due teste caratteristiche, a fronteggiarsi e sputare fuoco “rhapsodico”.
Cura delle scenografie, quindi, anche per Hydra, concerto senza orchestra e senza trampolisti (presenti, invece, nella stucchevole “The Last Dance”), ma paradossalmente migliore di Elements. Principale difetto della data d’Anversa è, infatti, la superfluità dell’orchestra, il solito cameo del serpigno George Oosthoek (Orphanage, Delain, Ayreon, ReVamp) e una voglia di strafare a livello di pompa (la discesa su "ipercubo" del chitarrista co-fondatore Robert Westerholt durante l’attacco di "Faster", in Elements, la dice lunga, così la presenza di tre ballerine tarantate). Se è scusato, infatti, il trucco e parrucco di Sharon più che kitsch (raggiunge l’apice nella pseudo-crinolina dorata, che indossa per parte di Elements), la trovata à la Victoria’s Secret, nell’esecuzione di “Angels”, lascia esterrefatti. Alla venusta cantante, tuttavia, si scusa questo e altro, inclusa una dialettica improvvida. Grazie ai sottotitoli capiamo, infatti, anche i suoi commenti in olandese (che fanno da prologo ai pezzi in scaletta), a volte di una vuotezza sconcertante: ad esempio, in “Paradise” annuncia che il paradiso in terra è qui e ora grazie alla musica celestiale proposta al pubblico in delirio; prima del pezzo forte “Covered By Roses”, con tanto di calice alla mano, esorta a un carpe diem all'acqua di rose.
Venendo in breve alla musica, difetto comune ai due live è, invece, l’assenza di duetti: ci fosse stata almeno Tarja il prodotto avrebbe guadagnato punti. Detto questo, il dvd rasenta la perfezione, per soluzioni registiche e produzione, cui si aggiunge un parco uso del ralenti e la grandiosità dell'uso delle luci. In scaletta figurano, poi, brani ripescati dal passato remoto della band come “Say My Name Angels”  e “Candles” (che chiude Enter) con tanto di ex-membri Martijn Westerholt e Michiel Papenhove; chiedere di più sarebbe stato eccessivo, anche se si poteva salvare, nelle tracce omesse, almeno una cover ruffiana da The Q-Music Sessions e la toccante “Memories”. Curioso, infine, il trattamento riservato a un pezzo come “Sinead”: la versione acustica in Hydra ne snatura l’essenza; la rivisitazione symphonic-metal, invece, ne pregiudica la qualità e il ritmo. Molto meglio l’accoppiata "Mother Earth"-"Ice Queen", sempre grandiosa: con "Deceiver of Fools" si avrebbe avuto un en plein mirabile.

Non mi dilungo oltre, a voi immergervi nei due live e scoprirne le specificità e differenze. In questo autunno, ricco di buone uscite metal, il doppio show dei Within Temption (magari nella versione blue-ray + doppio cd) è cosa graditissima e si allinea a quanto di buono proposto quest'anno da Angra, Dream Theater e Katatonia.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 

 
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