Recensione: Lifeline

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Inutile girarci attorno: gli Ivanhoe sono uno di quei gruppi che non ce la hanno fatta. Nel corso degli anni 90' il combo teutonico si era distinto come una delle alternative più credibili all'egemonia statunitense, guidando il movimento progressive tedesco insieme a band come Vanden Plas, Poverty's No Crime e Dreamscape. Tre album di valore come ‘Visions… And Reality', ‘Symbols Of Time' e ‘Polarized' non erano tuttavia bastati a garantire un futuro alla loro proposta. Il lungo stop che dal 1997 al 2005 ha tenuto il nome Ivanhoe lontano dalle cronache ha compromesso le possibilità di farsi conoscere dal pubblico più giovane, cosicché il peraltro apprezzabilissimo ritorno in scena ‘Walk In Mindfields' di tre anni fa passò quasi inosservato.

Ma i tedeschi sono un popolo tenace, e gli Ivanhoe tengono fede al loro sangue. La tenacia è la forza di ‘Lifeline', album non solo di cervello e muscoli, ma anche di cuore. Evidente lo sforzo di rimettersi al passo coi tempi, bruciando le tappe di una maturazione artistica che avrebbe potuto e dovuto essere più graduale. Se nella scorsa decade il termine di confronto non potevano che essere i Dream Theater, ora i punti di fuoco si moltiplicano. Pain Of Salvation, Symphony X, Threshold: le nuove influenze non compromettono la personalità dei tedeschi, che pur cercando soluzioni diversificate ribadiscono la propria fedeltà alla vecchia scuola. Il loro progressive si mantiene infatti a distanza di sicurezza da elettronica o altre contaminazioni moderniste, limitando gli strumenti di lavoro a quelli comandati dalla tradizione heavy. Riff vigorosi, repentini cambi di tempo (che pure non disdegnano il buon vecchio quattro quarti) e una spiccata intelligenza melodica sono gli ingredienti giusti per fare la gioia degli appassionati del prog all'antica. Non sono molti i gruppi che offrono ancora squisiti esempi di classe come l'oscura e travolgente ‘Suffering' (magnifico il refrain), la drammatica e gildenlowiana ‘Angels Hologram' o l'epica ed evocativa ‘Cheops'. Certo, lo stile spigoloso delle varie ‘Mad Corner' e ‘Time Machine' può suonare datato, ma in effetti il fascino della band sta anche qui. Appare del tutto in tema la predisposizione del cantante Mischa Mang (ex-Dreamscape) a forzare spesso l'ugola verso l'alto, in omaggio a una scuola ormai passata di moda.

Una produzione pulita ma sincera completa la confezione di un disco dalle ambizioni piuttosto chiare. Ci sono album che vogliono segnare un'epoca (o quantomeno ci provano) e album che mirano a intrattenere piacevolmente l'ascoltatore. Dove vada collocato 'Lifeline' lo si capisce al primo ascolto. Suonato con passione, dimostra senza possibilità di smentita che quando si hanno le idee chiare, mezzi adeguati e tanta, tanta classe, la vecchia ricetta è ancora buona.

Riccardo Angelini

Tracklist:
1. Lifeline (5:06)
2. Mad Corner (4:49)
3. Schizophrenie (5:07)
4. Suffering (3:25)
5. Angels Hologram (7:21)
6. Time Machine (6:40)
7. Finally (6:21)
8. You Will Burn (4:54)
9. Cheops (7:51)

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