Recensione: Like a Snake

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Buone basi e parecchio potenziale per un risultato che, al momento appare ancora piuttosto acerbo ed affinabile.

Partiamo dal fondo per offrire una descrizione pertinente di quanto abbiamo ascoltato nell’album di debutto degli X-Plicit, ruspante band tricolore che si diletta con un buon hard-sleaze rock venato di heavy, ruvido, diretto, sfrontato e senza particolari sovrastrutture.
Un modo di trattare la materia classico ed immediato, potremmo dire. Cui si aggiunge, tuttavia, un quid di personalità non ancora dirompente ma già in qualche modo visibile che colora ed arricchisce di sfumature i vari brani, riservando bagliori di classe in alcune digressioni strumentali piuttosto atipiche e fuori dagli schemi se rapportate alla consuetudine di un disco hard n'heavy “tradizionale”.

Il punto di forza che si erge con vigore è, essenzialmente, quello relativo al lavoro svolto alle chitarre da Andrea Lanza, valore aggiunto di un disco che si affaccia con decisione ad uno stile prettamente americano, quello appartenuto agli essenziali Mötley Crüe e, in parte, pure agli Skid Row del granitico e corposo “Slave to the Grind".
Un’accoppiata di citazioni celebri che offrono lustro e prestigio alla proposta degli X-plicit, band alla quale non mancano i fondamentali per allineare qualche pezzo senza dubbio godibile, ancora però sprovvisto di quella superiorità di scrittura necessaria per ambire alle fasce alte del panorama hard rock odierno.

Ci sono senza dubbio canzoni interessanti che uniscono vigoria, grinta e sfrontatezza; il songwritng tuttavia non consente ancora agli X-Plicit di differenziarsi in maniera netta dalla gran parte delle band presenti attualmente in scena. Qualche ingenuità, alcune parti un po' ripetitive, un paio di filler di troppo, comunicano al termine una sensazione transitoria, di un qualcosa ancora non del tutto maturo ed in divenire.

Il giudizio nel complesso è, comunque, piuttosto positivo. L'iniziale "Hell is Open" – impreziosita da un bella digressione strumentale – il buon ritornello di “Shake up your Life”, la ruvida e grungy  "Don’t close this bar Tonight” (pezzo migliore del cd) e la ciondolante “Free” offrono, in effetti, ottime impressioni.
Qua e là invece, si rilevano momenti di stanca che convincono meno (la ripetitiva “I’m Original”, la poco incisiva ballad "Angel", l’interlocutoria “Deep of My Soul”) per un risultato definitivo altalenante e non omogeneo.

Per un debutto non c’è assolutamente male. Ma per ambire a qualcosa di meglio di un semplice e composto applauso sarà necessario approfondire i lati più efficaci della proposta espressa in “Like A Snake”, innalzandone il livello.
Anche per gli X-plicit vale quanto detto per molti altri esponenti di settore di belle speranze: occorre ancora qualche passo in avanti, o il rischio di smarrirsi nell’oceano delle promesse non mantenute potrà manifestarsi come un pericolo concreto.

 

 
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