Recensione: Line of Fire

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Roccioso, evocativo e compatto: basterebbero queste semplici parole per definire il nuovissimo “Line Of Fire”, terzogenito discografico partorito dai First Signal.
Dopo i buoni risultati ottenuti con i lavori precedenti (l'omonimo “First Signal” e “One Step Over The Line”), la creatura guidata dalle sapienti menti del vocalist Harry Hess (Harem Scream) e del produttore Dennis Ward (Pink Cream 69 tra gli altri), torna prepotentemente a ruggire, attraverso le note di un album lavico ed emozionante.

Arricchito da un artwork epico e suggestivo, il disco come di consueto si dedica alla tradizione del rock più melodico e patinato: con la decisa “Born To Be A Rebel”, fin dai primi istanti non sussistono dubbi sulle coordinate musicali che i First Signal intendono seguire con costanza. Un refrain ruffiano ma efficace su cui si assesta l'ugola caratteristica del bravissimo Hess garantisce un inizio di sicuro effetto. Il manifesto di uno stile ed una identità ben definita che solo in parte si riverbera negli Harem Scarem da cui derivaper poi arricchirsi con influenze più classicamente a stelle e strisce.
Il perfetto equilibrio fra melodia e potenza della seguente “A Million Miles” ripete, infatti, l'exploit della traccia d’apertura, confermando la bontà di un songwriting solido ed ispirato.

Come da programma l'anima più romantica dei First Signal non tarda ad emergere con successo: le note della sognante “The Last Of My Broken Heart” contemplano una melodia fluida e dall’incedere dolce, preludio all’orecchiabile “Tonight We Are The Only”. Sempre impeccabile Hess, garanzia di qualità autentica, consolidata da un curriculum privo di punti deboli.
Con la successiva “Walk Through Fire” il gruppo raggiunge tuttavia un livello d'ispirazione ancora maggiore, incastonando un ritornello grintoso ed irresistibile nella sua semplicità quasi disarmante: il miglior brano dell'intero platter.

“Never Look Back” resta saldamente ancorata ad un Rock diretto e melodico, che di nuovo tutto deve ad un coro orecchiabile e ottimamente d'impatto.
La potente title track è ancora un altro momento di potente adrenalina, mentre “Here With You”, costruita sulla base di melodie piacevolmente cullanti, torna ad addolcire l'atmosfera di un disco indubbiamente riuscito.
I sentieri squisitamente rock di “Need You Now”, anticipano le ultime fasi di "Line of Fire”, concretizzate nelle note della granitica “Falling” e nella conclusiva “The End Of The World”, sigilli di un album ben confezionato e massimamente gradevole.

Con ogni probabilità più riuscito del precedente “One Step Over The Line” del 2016 ed in scia all’ottimo esordio omonimo datato 2010.

 

 
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