Recensione: Live in Studio

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Tornano alla carica i liguri Prevail che, dopo aver pubblicato nel 2001 il loro debut demo intitolato “Random Killer”, si rifanno vivi  con questo “Live in Studio”.
È sinceramente difficile descrivere lo stile proposto dalla band, che propone una sorta di incrocio musicale che attinge in parti uguali a certe cose dei Pantera oppure dal Death come anche da sonorità più moderne, parecchio vicine al Nu Metal.
Il demo viene aperto da “Illusion of a God”, che dopo un attacco piuttosto violento e ben riuscito viene rovinato a mio parere dalla voce di Fabio Porchi, purtroppo ho trovato la prestazione del cantante davvero insufficiente, complice anche il fatto che le linee di voce sembrano essere state appiccicate a caso sulla musica, senza una logica vera e proprio, ma anche Fabio ci mette del suo cantando in modo sguaiato quando rimane su tonalità pulite, ed in modo palesemente forzato quando passa a tonalità più aggressive. Anche il songwriting del pezzo non è esente a mio parere da pecche, infatti a momenti decisamente trascinanti e convincenti vengono alternate delle parti che sembrano messe li solo per allungare il minutaggio della canzone, parti che sminuiscono notevolmente l'impatto e il valore del brano.
La seguente “Mind Deception” viene aperta da un bel riff di chitarra che mi ha ricordato parecchio i già citati Pantera, in questo brano migliorano decisamente le linee vocali rispetto alla canzone precedente con un uso molto interessante di doppie vocals in alcune parti, rimane però il fratto che la voce continua a non convincermi. Purtroppo anche in questo caso ci sono a mio parere molte lacune in fase di arrangiamento, una migliore costruzione musicale avrebbe permesso alla canzone di salire sicuramente di livello.
Fortunatamente le successive “The Fly” e “Insanity” mettono in mostra un lavoro in fase di composizione decisamente migliore, pur non essendo certamente esenti da pecche queste due songs mi appaiono molto meglio assemblate delle precedenti, con tutto il gruppo che risulta molto più compatto, peccato ancora una volta per una prestazione vocale che proprio non riesco a digerire.
La conclusiva “Look at him in the Face” è un lento molto bello, certamente non ci si aspetta un pezzo del genere in un demo così. Devo però ammettere che la canzone è davvero ben strutturata, anche il la voce di Fabio Porchi appare molto più a suo agio in questa situazione che in quelle più tirate. Degno di nota anche il lavoro alla chitarra di Alfonso Lucifredi, davvero ispirato.
Come dice il titolo stesso questo demo è stato registrato “live in Studio”, quindi non ci si poteva certo aspettare che avesse dei suoni perfetti, però direi che i prevail in questo senso sono riusciti a fare un discreto lavoro, tirando fuori dei suoni tutto sommato buoni, con tutti gli strumenti che riescono ad avere il giusto spazio, certo che se magari avessero aggiunto qualche effetto alla voce sarebbe stato decisamente meglio.
Tecnicamente la band non è affatto male, soprattutto in fase ritmica, le uniche cose a non avermi convinto sono stati gli assoli di chitarra di Alfonso, tecnicamente niente male ma secondo me studiati male, nel senso che non riescono mai a farsi ricordare , insomma quello che manca a  mio parere è il feeling tra le parti ritmiche e quelle soliste, e come ho già ripetuto più volte la prestazione vocale di Fabio, che secondo me dovrebbe cercare di essere più naturale nel suo modo di cantare, senza forzare per cercare di apparire più cattivo.
Di sicuro i Prevail hanno parecchie idee, devono solo riuscire a combinarle in maniera migliore e certamente potranno ottenere dei risultati più che buoni dalla loro musica, basterà loro lavorare ancora più duramente in sala prove.
 
60