Recensione: Live on Death Road

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Nella rassegna di grandi nomi immortalati dal vivo, non poteva mancare nel catalogo Frontiers un capitolo dedicato all’immane e titanico Jorn Lande, singer divenuto nell'arco di poco più d'un decennio uno dei capisaldi definitivi tra le voci hard rock. 
Un misto spesso entusiasmante di vocalità ruvide e carnivore, mescolate allo stile interpretativo di quello che – sin dagli esordi – è stato uno dei punti di riferimento del frontman norvegese, l’unico ed immortale Ronnie James Dio.

Una carriera, al netto di un talento davvero unico, che si è dipanata tra alti e bassi, alternando album di buon livello con passaggi a vuoto infarciti da sbadigli in serie, complice un songwriting non sempre focalizzato e capace di esaltare le doti superiori di Jorn.

Catturata in occasione dello show avvenuto nel 2018, nel contesto della quinta edizione del Frontiers Festival, l’opera che ci viene offerta ha dalla sua caratteristiche tecnicamente ineccepibili in quanto ad incisione, nitidezza e montaggio delle immagini, qualità audio dei suoni e della produzione, ma soffre purtroppo di quello che in generale è il difetto primario che si incatena al carismatico singer nordico da un po’ di tempo a questa parte.
Un interprete eccelso che però non ha sempre avuto a proprio favore quell’impatto decisivo utile nel far prendere il volo alla sua carriera, determinandone le sorti con brani realmente memorabili.
Qualche canzone più che discreta non manca di certo: “Life on Death Road", "Stormcrow”, “Sunset Station”, “Master of Sorrow” e "Out to Every Nation" sono pezzi molto gradevoli che, anche dal vivo, possiedono una resa interessante e fanno bella mostra di sé. Tanto più quando c'è una voce tonante a mantenerne salde le redini.
Quello che manca, da sempre, nella produzione di mr. Lande, sono però i cosiddetti "riempi pista", quei momenti che incidono un evento live trascinando il pubblico su ritornelli cantati in coro e sollevano gli animi verso un climax emotivo, per essere più chiari.
Una mancanza cui, il buon Jorn, non a caso sopperisce facendo ricorso ad alcuni classici del genere come “Shot in the Dark” (Ozzy), "Mob Rules", "Rainbow in the Dark" (Dio...ecco, per l'appunto!) e "Ride Like the Wind" (Christopher Cross), utili nel far lievitare l’appeal di un’esibizione dignitosa ed ineccepibile in termini tecnici ma non proprio del tutto imperdibile se è l’adrenalina "pura” il punto cardine della questione.

Band di buon valore che porta a termine il proprio compito senza grossi affanni ma pure senza particolari lampi di genio ed un feeling con l’audience che, così come avvenuto la sera del concerto, anche su dvd e cd, offre l'impressione di non esser stato concretamente palpabile, sono il riassunto definitivo di un’opera senza dubbio ben confezionata e dall’alto valore collezionistico che, tuttavia, lascia un po’ di punti in termini di semplice fruibilità e potenziale d’intrattenimento.

Insomma, Lande ha, come al solito una grandissima voce ed è un interprete maiuscolo. Ma fintanto che le canzoni presenti nell’arsenale del biondo vichingo norvegese continueranno ad essere solo “carine" e non molto di più, anche gli eventi live saranno destinati a risentirne di conseguenza, rimanendo sempre confinati negli ambiti del “piacevole" ma tutt’altro che “indimenticabile".

 

 
70