Recensione: Load

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Quando si cita il nome Metallica è importante aver a mente che si tratta di Storia e di Cliff Burton. Ogni riflessione a riguardo è opinabile, giustificabile e sarà sempre motivo di controversia.
C'è chi ritiene che il periodo pre-"... And Justice For All" sia quello dei veri Metallica, c'è chi afferma che quello post-"Master of Puppets" sia ciò che la band abbia raccolto dalla semina dei tre capolavori del thrash metal "made in bay area": "Kill 'em All", "Ride The Lightning", "Master of Puppets", appunto.
Insomma, una cosa è certa: senza il compianto bassista, morto tragicamente sulla strada attraverso le distese di Ljungby il 27 settembre 1986 in seguito a un incidente stradale, i Metallica non avrebbero la fama che oggigiorno tutti attribuiscono loro. Alla luce delle analisi sui primi tre dischi, su cui non ci soffermeremo, Cliff insegnò ai Metallica il significato di 'comporre musica'.
In effetti, con "... And Justice For All" la storia era finita. Restava tanto di Cliff in quelle note dolenti. Restava quella che era la reale effettiva nonché pura essenza di quest’affascinante corrente artistica. Così come dallo stesso Cliff citato nel testo del brano "To Live Is To Die" tratto da "... And Justice For All":
"When a man lies he murders
Some part of the world"
.
Circa questa radicale inversione attitudinale, i Metallica avranno mentito a loro stessi o non erano in grado di accettare la tragica realtà? Credetemi, forse non esiste risposta nel cuore di persone tanto ferite.

Introduzione dovuta, veniamo a noi.
Credo che la mediocrità di certi dischi in seguito pubblicati dal combo di San Francisco non sia stata dettata da incapacità, quanto da due fattori fondamentali: la mancanza d’ispirazione innovativa che fino a quel momento lo stesso Burton infondeva in sede di songwriting e l'incapacità a scrollarsi totalmente di dosso le laceranti, gelide lacrime che accompagnano il peso di un evento tanto tragico quanto indimenticabile.
Dico questo perché ho sempre trovato di gran gusto il modo di comporre soli da parte di Kirk Hammett, ho sempre ritenuto James Hetfield un ritmico talentuoso dall'apprezzabile ed esclusiva timbrica, e infine Lars Ulrich un gran "pestatore" (tecnico no, ma pensiamo per un momento alla traduzione del termine "thrash" ...). Però qualcosa si doveva fare. Bisognava cambiare, si voleva cambiare.
Perlomeno s'è cercato di far qualcosa!
Si doveva affrontare un periodo di riscoperta che inevitabilmente non poteva più integrarsi con quanto accaduto. Passavano gli anni e le mille difficoltà legate all'alcolismo di Hetfield. Inoltre, le insofferenze di Newsted per tutto ciò che non suonava thrash metal minavano l'esistenza del gruppo che, invece, bisognava cercare di tenere unito. E Lars Ulrich, con non poche difficoltà, è riuscito nell'impresa.

Ecco quindi: questo è il terreno aspro e gibboso da cui nasce "Load". Un album partorito in un periodo difficile e sintesi dei migliori brani demo scritti dai due fondatori Hetfield e Ulrich, appena un anno prima della pubblicazione avvenuta nel 1996. A mio parere, è stato un intenso sforzo quello che i due mainmen hanno fatto nel tentativo di rinascere da un trauma che non voleva passare (e che probabilmente non è mai stato superato ...); nemmeno dopo un acclamato "Metallica", alias "Black Album". Sebbene molti abbiano visto nelle trame di "Load" un atteggiamento di rassegnazione al music-business, personalmente ritengo che così non sia stato. Anzi, il disco identifica un ulteriore esperimento atto a far scorrere nuova linfa vitale, a rinnovare idee e fattori stimolanti.
Questa intenzione si riflette nell'operato dei quattro, in particolare in Hetfield che, nel caso, dà vita a una prestazione vocale ispiratissima e molto consona alla sua nuova veste di "souther-man". A Ulrich non è più richiesto di agitarsi freneticamente come in passato, poiché ormai stanco di risollevare le sorti della band e di reggere un Mondo ormai troppo pesante anche per lo stesso produttore della band. Quel Bob Rock che più che leccare le ferite profonde - dopo dieci anni ancora aperte - , cercava di idealizzare un futuro sempre più sostenibile dopo il planetario successo del precedente disco. Complici maturazione e scossoni, "Load" ha quindi visto una band rinnovata in tutto: dall'aspetto compositivo a quello produttivo, da quello melodico fino al look che i quattro ostentavano in promo days, foto del booklet e show live. Via anche le spigolature dello storico e amatissimo logo, stravolto e addolcito nelle forme per sfociare in testi ancor più introspettivi di quelli che narravano le musiche del precedente.

La vena rock pulsante delle canzoni di "Load" è ben armonizzata all’espressività del lato più rocker del frontman e si sposa bene al tocco "blueseggiante" di Hammet piuttosto che alle ritmiche groove rallentate e piazzate con risolutezza da Ulrich. Insomma, al tempo, dal mio punto di vista, si è calcata un po' tutti la mano sui giudizi. Questo perché non tutto è da scartare (sopratutto se giudichiamo "Load" con il senno di poi ...). Brani come "Until It Sleeps", "Hero Of The Day", "Bleeding Me", "Poor Twisted Me" o "The Thorn Within" (per citarne alcuni) risultano ispirati e d'impatto nonché dotati di un riffing caratteristico e da armonie distinguibili. Canzoni che, sebbene al primo ascolto possano essere spiazzanti, presentano i Nostri in versione rockeggiante. A vostro parere, c'è forse qualcosa di male?

Paradossalmente, una delle note dolenti del tutto è Newsted. Il bassista (passatemi il termine "integralista") non s'è mai amalgamato al nuovo corso. Dal 1988 il musicista ha patito la mancanza delle raffiche thrash/speed tanto care fin dai tempi dei suoi Flotsam & Jetsam - quelli del grande disco "Doomsday For The Deceiver" - , ma ancora di più ha forzatamente ammesso la sua "non accettazione" nei ranghi. In verità (lo sappiamo tutti) la macchina Metallica si era già rotta in due da un decennio. Da una parte la storica triade, dall'altra lo stridente apporto (probabilmente forzato) di Newsted, vero bersaglio delle pesanti ironie di tre ragazzi che nella sua ombra non vedevano altro che il povero Burton.

Il gusto in "Load" c'è tutto e le idee pure, la volontà di farlo suonare "ingenuo" per mano di Hetfield e Ulrich, in collaborazione con Bob Rock, è stata parzialmente attuata ma, sia chiaro, non c'è più thrash metal! Non sono più i Metallica che fino a quel momento tutti noi eravamo abituati ad ascoltare! Per tutto questo, non sono più quei talentuosi ragazzi di San Francisco, ma musicisti maturi. Ed è forse questa la realtà inaccettabile, quella cui nessuno di noi è mai riuscito ad adeguarsi. Vero? Questo è ormai hard rock, interpretato bene, potente e scandito con fermezza nel suo incedere ritmico. Questi sono forse ragazzi adulti alla ricerca di una nuova storia attraverso le loro paure. La storica e primigenia fermezza artistica che li ha immortalati nella storia è solo un ricordo. Nel 1996 avrebbe potuto prendere il via una nuova era che, purtroppo, non ha avuto seguito. Non sempre il colpo va a segno. Ma ancora una volta i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse ne sono usciti vincenti, almeno fino a prova contraria.

Nicola Furlan
 

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Lista brani:
01 Ain’t My Bitch
02 2 X 4
03 The House Jack Built
04 Until It Sleeps
05 King Nothing
06 Hero Of The Day
07 Bleeding Me
08 Cure
09 Poor Twisted Me
10 Wasting My Hate
11 Mama Said
12 The Thorn Within
13 Ronnie
14 The Outlaw Torn

Formazione:
Lars Urlich: Batteria
James Hetfield: Voce/Chitarra
Kirk Hammett: Chitarra
Jason Newsted: Basso
 

 
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