Recensione: Lost Signal

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A distanza di due anni dall’ultimo full-length ecco risentire la voce degli onirici Code. A spezzare il silenzio un Ep, fatto di brani dei lavori precedenti rivisitati e registrati nuovamente. In questi casi, risulta difficile dare un voto, se non altro perché i pezzi suonano decisamente familiari. La sostanziale differenza rispetto al passato approccio, è un gioco di chiaroscuri che oggi predilige sviluppi più lenti, ed ambientazioni maggiormente ariose, ma non per questo meno cupe.

Lo stile progressive black, con intarsi post-rock è ormai marchio di fabbrica inconfondibile, e qui la band non fa che confermare la propria ottima vena compositiva. La mescolanza di angoscia e poi atmosfere sognanti sono prova di classe e qualità. La personalità degli artisti ormai non si discute, e quel tocco e timbrica che li contraddistingue li rende sempre distinguibili ed unici nel panorama.  “Lost Signal” è certamente un ennesimo battito di un cuore palpitante che ci ricorda ogni volta come si possa approcciare alla nera fiamma con sensibilità e raffinatezza, senza alcun sentimento meramente autodistruttivo. Chiaramente questi Ep non vogliono aggiungere nulla alla discografia, possono essere in tale caso un modo per vedere brani amati in chiave diversa, oppure anticipazioni di imminenti full-length.

Se siano meramente operazioni commerciali o no non sta a noi dirlo, resta forse un po’ di amaro in bocca per la mancanza di almeno qualcosa di mai sentito che possa stuzzicare la fantasia dell’ascoltatore. Perdoniamo però ovviamente i Code, se non altro per le qualità e l’intensità di tutta la loro discografia, di cui “Lost Signal” fa degnamente parte. Rammentiamo che questa uscita sarà in tiratura limitata a 500 copie in vinile, una vera chicca per collezionisti insomma.

Stefano "Thiess" Santamaria

 
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