Recensione: Loudspeaker

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Finalmente dopo quattro album da solista Marty Friedman trova la quadratura del cerchio, e lo fa con un disco che racchiude al suo interno in una validissima amalgama tutte le sonorità ed influenze dei suoi lavori precedenti.
Qui ritroviamo le famose scale esotiche e le melodie orientali si “Scenes “ e “Introduction”, le song più heavy e potenti del periodo di “Dragon's kiss” e l'originalità e il gusto dei pezzi di “Music for speeding”, il tutto condito con delle ritmiche e dei riff di chitarra veramente pesanti ed heavy che creano un muro sonoro difficilmente udibile in altri lavori di genere guitar heroes. Se aggiungiamo poi la presenza di ospiti musicisti del calibro di Steve Vai, John Petrucci, Jens Johansson e Billy Sheehan possiamo facilmente intuire che di carne al fuoco ce ne è proprio tanta e la loro influenza si farà sentire e impreziosirà l'intero lavoro.

L'album si apre con “Elixir”. Un drumming spaccaossa e riff al limite del trash ci conducono fino ad un bel ritornello, la parte centrale del brano è caratterizzata invece dalle famose scale esotiche e da ottimi assoli per una riuscitissima song di apertura.
Si prosegue con “Street Deamon”: apertura con ritmiche e riff dal sapore punk, ritornello sempre piacevole ed orecchiabile ed assoli bilanciati sapientemente tra velocità e melodia, dove si apprezza inoltre l'uso del famoso pedale wah wah.
La successiva “Black Orchid” è invece la prima perla dell'album, sempre heavy e potente nelle ritmiche, racchiude un ritornello dalle sonorità orientali veramente melodico ed un break centrale affidato alle abili mani di Petrucci. Ma è alla fine dellà track che Marty ci stupisce e ci riporta ai mitici tempi del glorioso “Perpetual Burn” e dei Cacophony in coppia con il mai dimenticato Jason Becker.
 “Paradise Express” ci avvia invece direttamente con la mente in luoghi mediorientali: scale musicali e drumming sembrano arabe, ed  i bei solos poi si protraggono fino alla fine del pezzo con un sottofondo di chitarra acustica. In definitiva una song intrigante ed originale.
La quinta track (dal titolo giapponese indecifrabile) è invece un tributo di Marty per tutti i numerosi fan nipponici, song nel complesso carina ed orecchiabile ma secondo il sottoscritto facilmente evitabile e tale da risultare alla fine la più debole del lotto.
La seconda perla dell'album si intitola “Glycerine Flesh”, le melodie ed il ritornello sempre simil orientaleggianti sono molto belle, ma a far da padrone sono gli assoli veramente ispirati di Marty che duetta poi con l'altrettanto ispirato Jens Johannson alle tastiere.
“Stigmata-addiction” è invece una traccia pesantissima, heavy e rocciosa per la quasi totalità, ma alla fine Marty allenta la morsa, si placa e torna di nuovo ai periodi dei Cacophony. Da brividi gli assoli…
Con “Viper” entra finalmente in scena la chitarra aliena di Steve Vai, il suono del genio e l'uso della leva sono inconfondibili ma Marty non sfigura e segue per l'intero brano il maestro nelle sue stravaganze. La successiva “Static Rain”è nel complesso piacevole ma, come già detto in precedenza per la quinta traccia,risulta un pezzo senza infamia e senza lode che non aggiunge nulla al valore dell'album e per il mio modesto parere poteva essere evitata.
“Coloreas mi vida” è invece l'unico lento del disco, ma che capolavoro! Il brano comincia e si chiude con una  voce femminile che recità in spagnolo “la luna si è nascosta”, ma è nel mezzo che il nostro guitar hero da il meglio di se con una interpretazione ispiratissima e sentita, la più bella dell'intero album.
L'opera si chiude con “Devil take tomorrow”, song rilassante dove Marty sfoggia tutta la sua classe e il gusto per la melodia tra passaggi più veloci ed altri più lenti in un sunto di tutto l'intero disco.

Per concludere ci troviamo secondo il sottoscritto ad una delle uscite più convincenti degli ultimi anni del filone guitar heroes, sia per quanto riguarda la maturità del song writing, sia per l'originalità e la varietà delle melodie proposte. Un full-length che non stanca mai e non risulta ripetitivo che potra piacere ed è consigliato a molti, anche a quelli che  mal digeriscono gli album totalmente strumentali.
Da segnalare inoltre il bel booklet che non risulta scarno ed essenziale come quello di altri guitar heroes ma è anzi ben fatto e ricco di foto. Mi sento quindi obbligato a dare un bel voto a questa opera, con la speranza che anche Dave Mustaine lo ascolti e magari richiami alla corte dei suoi Megadeth questo validissimo chitarrista, data la povertà di idee che ultimamente lo afflige…

Line up:
Marty Friedman: guitars
Ryuichi Nishida: drums
Masaki: bass
John Petrucci: guitar on “Black Orchid”
Steve Vai: guitar on “Viper”
Jens Johansson: keyboard on “Glycerine Flesh”
Billy Sheehan: bass on “Elixir”

Tracklist:
1. Elixir
2. Street Demon
3. Black Orchid
4. Paradise Express
5. Sekai ni Hitotsu Dake no Hana
6. Glycerine Flesh
7. Stigmata-Addiction
8. Viper
9. Static Rain
10. Coloreas mi vida
11. Devil Take Tomorrow

 
80