Recensione: Luonnon Harmonia Ja Vihreä Liekki

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Per chi vive sulle sponde del Mediterraneo non deve essere proprio così semplice immedesimarsi in un abitante di Tampere, città finlandese sperduta in mezzo ai mille laghi del Paese scandinavo.

Tuttavia, può percepirne l’essenza attraverso l’espressione delle idee, delle parole, dell’arte. Della musica, in particolare. E, in questo specifico caso, del duo nominato Abyssion. I quali, con “Luonnon Harmonia Ja Vihreä Liekki”, danno il giusto seguito a “Singulariteetteja”, debut-album uscito due anni fa.

Per uno strano scherzo del destino, ‘colui che suona tutto’ si chiama Jose Rossi, di evidente origine italiana, cioè. Il discorso di partenza, però, non cambia di una virgola, poiché “Luonnon Harmonia Ja Vihreä Liekki” potrebbe anzi fa da colonna sonora a un immaginario raduno sotto le stelle del cielo boreale, ammantato dai verdastri riflessi dell’aurora, in qualche sperduto spiazzo fra specchi d’acqua e abeti.

Rossi e Antti Varis, per estrinsecare la loro personalità artistica utilizzano, come da tradizione geografica, il black metal. Al quale, forse per aumentarne la visionarietà, iniettano una forte componente psichedelica, elaborata su riff oltremodo ripetuti, trasognanti filtri vocali, tastiere vintage e percussioni tribali. Per un risultato niente affatto scontato. Al contrario, ricco di carattere e, soprattutto, dotato di una certa originalità. Anche quando il ritmo sale superando la soglia dei blast-beats (“Pysähdyn Kuuntelemaan Hiljaisuutta”), grazie a una ricerca armonica che non viene mai meno.

Certamente, l’aggettivo più centrato non è ‘melodic’, pur tuttavia Rossi e Varis non lesinano d’infiltrare il loro black con numerose iniezioni di armonie lisergiche, a volte un po’ ipnotiche. Addensate su una matrice che, è bene sottolineare, è quella del raw black metal. Sì, poiché nonostante le fini vesti che vengono deposte sul corpo nudo delle song di “Luonnon Harmonia Ja Vihreä Liekki”, il platter mantiene sempre un fondo duro, aspro, grezzo. Fatto di riff semplici e immediati, linee vocali lineari, come dimostra l’opener “Luonnon Harmonia”, dall’incedere addirittura ‘primi-Bathory’, quando il punk si faceva ancora sentire, nelle vene di Quorthon.

Per colpire più a fondo, “Luonnon Harmonia Ja Vihreä Liekki” avrebbe dovuto durare un pochino di più, almeno a parere di chi scrive. Lo stile della coppia finnica è sicuramente fuori dalle solite righe, per cui più materiale avrebbe consentito al disco di farsi notare con più efficacia.

Anche così, è però lampante che la visione complessiva di come debba essere la propria espressione musicale è ben centrata, nella mente degli Abyssion. E questo è già un traguardo assai importante già raggiunto.  

Ora occorre andare avanti con un tenore compositivo più massiccio.

Daniele “dani66” D’Adamo

 
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