Recensione: Made of Flesh

Di Alberto Fittarelli - 7 Marzo 2004 - 0:00
Made of Flesh
Band: Fleshcrawl
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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82

Stavo aspettando con ansia il nuovo dei Dismember, creatori di quel suono “swedish” cui sono tanto affezionato, e mi capitano in mano questi Fleshcrawl col loro ultimo album: potrei quasi scordarmi degli svedesi di cui sopra, ascoltandolo!

I Fleshcrawl si indirizzano infatti su coordinate che ormai seguono fedelmente il sound “à la Sunlight Studios”, quello che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 ha forgiato il celeberrimo suono a motosega delle chitarre su riffs mutuati dal thrash e cambiati in una forma unica nel suo genere; quel suono che caratterizza pietre miliari come Left Hand Path ed Indecent and Obscene e che ultimamente sembra essere stato rispolverato da più di una band nostalgica, forse anche in modo un po’ forzato (i Bloodbath?). Bene, il bello di Made of Flesh è proprio che il revival è più che giustificato da una serie di ottime canzoni, senza contare la produzione davvero perfetta per questo stile.

Si va infatti da pezzi come l’opener, una Beneath a Dying Sun classicissima ed azzeccata, sostenuta ma non troppo, ad alcuni veri e propri anthems, come Flesh Bloody Flesh o la bellissima (e particolare, per il suo chorus) Damned in Fire, che danno all’album quella ventata di freschezza che spesso, in dischi di voluta rivisitazione del passato, è intenzionalmente rinnegata.

Ora, quello che che mi colpisce di Made of Flesh è che la band non si sia preoccupata troppo del fatto di essere nel 2004: ma, a fronte di un artwork del tutto death metal, quello vero di una volta, e di una prestazione dei singoli semplice quanto incisiva, questo album risulta tutto meno che datato; anzi, l’ottima condizione del gruppo (che peraltro è presente sulla scena da 17 anni ed ha modificato la propria produzione da un death di stampo americano a quello attuale, “europeo”) lo fa divenire uno degli highlights dell’anno, per quanto ai bilanci manchino ancora diversi mesi. Tutto nel disco è passione, anche i lievi ammiccamenti ai Bolt Thrower nelle parti vocali di Sven Gross; o i richiami ad Ancient God of Evil degli Unanimated nella conclusiva When Life Surrenders. Ma i Fleshcrawl vanno oltre, regalandoci una tracklist varia e potente, senza cedimenti di nota, ottima per qualsiasi death-fan.

Un album che risolleva gli spiriti degli amanti di certe sonorità, spesso trascurate da quello che è, obiettivamente, il “trend” di un certo death metal attuale; ma che non paga un tributo sterile ai grandi nomi, ne prosegue l’operato. E se di questi grandi nomi saranno i Dismember gli unici a portarci presto sugli stereo il vecchio, rugginoso sound, i Fleshcrawl sono qui a dimostrarci come idee e tradizione si possano conciliare in dischi che guardano senza timore al futuro.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1 Beneath A Dying Sun
2 Made Of Flesh
3 Scourge Of The Bleeding Haunted
4 Into The Depths Of No Return
5 Flesh Bloody Flesh
6 Forged In Blood
7 Damned in Fire
8 Demons Of The Dead
9 Carnal Devourment
10 When Life Surrenders

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