Recensione: Magic Forest

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La Finlandia di Jean Sibelius, Einojuhani Rautavaara, ma anche Tuomas Holopainen (Nightwish), è il regno dell'immortalità e dell'approccio più sincero alla musica sinfonica, che sconfina nel culto di una Natura gelida e illimitata.

Da qui provengono band metal estreme, altre influenzate dalla musica d'arte, altre ancora, invece, puntano sul connubio tra sinfonico e power, sulla falsa riga dei Nightwish da Once in avanti. Gli Amberian Dawn, band attiva dal 2006, hanno imparato da questi ultimi e tentano di trovare la propria strada, rivestita di linee vocali sopraffine e arrangiamenti fiabeschi.

Non a caso l'artwork di Magic Forest (ancora ad opera di Jan "Örkki" Yrlund) sembra tratto da un'edizione illustrata di A Midsummer Night's Dream. Entriamo, dunque, nella foresta incantata e lasciamo che la musica vellichi la nostra immaginazione.
Il sesto album dei finlandesi (davvero prolifici) inizia in modo ammiccante: “Cherish My Memory” presenta tastiere giocose e un refrain che valorizza la notevole ugola di Capri, in line-up dal 2012. A tratti pare di ascoltare i Nightiwish meno ambiziosi dell’era Olzon; volendo, si avvertono anche echi à la Royal Hunt. I synth d'inconfondibile marca finnica non mancano, così un assolo degno dei primi Sonata Arctica con Jani Liimatainen. Il finale viaggia su velocità sostenute, con armonizzazioni vocali eteree e batteria che picchia duro. Un ottimo opener.
Più spazio al lato sinfonico, nella seguente “Dance of Life”, con un bridge catchy e tinte fatate. Tra arrangiamenti d’arpa, xilofoni e ottoni, il risultato è più che convincente: un pezzo epico lungo soli tre minuti! C’è spazio, inoltre, per l'immancabile assolo di chitarra, cui risponde il cameo di Jens Johansson (che non brilla come in "The Cage" dei Sonata Arctica, ma lascia comunque il segno), nuovamente ospite su un album degli Amberian Dawn.
La title-track attacca con qualche abbellimento, note di glockenspiel e una melodia rinfrancante. Ancora richiami a Holopainen & Co., ma nella prima strofa i nostri dimostrano di aver modellato un’identità propria e Capri rivaleggia per qualità vocale con Floor Jansen. A metà del secondo minuto una curiosa parte a cappella dona un tocco di originalità al brano, che poi prosegue prevedibile, ma piacevole. Forse il tutto si rivela troppo easy-listening, ma il sound è saturo di arrangiamenti sinfonici, che di certo richiedono una predisposizione particolare all'ascolto. Non mi dilungo sul video di "Magic Forest", tra coltelli magici e ragazzine benintenzionate (vabbè, i Delain recentemente han fatto di peggio).

Agonizing Night” è un altro pezzo convincente, che si può scambiare facilmente con un brano targato After Forever. Ottimo il ritornello cantato a pieni polmoni da Capri, con un’estensione e una potenza vocale invidiabili. Punto debole della band resta la ripetitività della forma canzone.
Rullata sanguigna in apertura di “Warning”, poi prende piede un synth atipico ma ficcante. La traccia è cadenzata nel refrain e fa da padrone la voce solare della cantante finnica, se si esclude una breve sezione oscura al terzo minuto, con tinte di matrice Therion.
Canzone power, “Son of Rainbow”, invoglia all’ascolto con un intro arioso e poi con un ritornello giocato su vocalizzi penetranti di Capri. La parte strumentale centrale non risparmia la tecnica e i fan non potranno non apprezzarla.
I synth in apertura di “I'm Still Here” ricordano le magie di Günter Werno nei Vanden Plas. Doppia cassa, poi un break fatato da pelle d’oca; da segnalare, infine, un gustoso assolo di dirty organ.
Memorial” è tra i brani caratteristici dell’album. Sempre ottima la sinergia tra lato sinfonico, metal e synth. Il refrain è vicinissimo al sound dei Delain, ma c’è la voce baritonale di Markus Nieminen a rievocare la performance di Christopher Lee con i Rhapsody of Fire.
Cadenza principesca nei primi secondi di “Endless Silence”, poi il copione è sempre il medeismo: come ci hanno abituato, gli Amberian Dawn propongono subito la melodia su cui si regge il brano. A smorzare la prevedibilità delle trovate compositive, ci pensa Capri che incanta ancora una volta. L'assolo delle 6-corde è "cacophonyco", nel giusto mezzo tra la lezione dei maestri Malmsteen e Tolkki.
Attimi di sconforto iniziale per la conclusiva “Green-Eyed”: armonie strappalacrime e dinamiche tenui. Segue un crescendo con arrangiamenti sinfonici e l'ugola solitaria di Capri. In seguito subentra la sezione ritmica, mentre le chitarre si fanno attendere fino al terzo minuto. Un’ottima trovata per rendere il brano più solenne ed evocativo. L’assolo all’unisono delle chitarre è dilatato, le tastiere sono scintille di fantasia. Dopo uno stacco con pianoforte e voce, il brano si chiude con una ripresa catartica. Si poteva osare di più, ma il pezzo finale dell'album si dimostra comunque un commiato appagante.

A rimpinguare il minutaggio risicato del platter figurano due bonus track, le versioni strumentali di “Dance of Life” e “Warning”. Entrambe presentano un guitarwork e linee di basso più corpose rispetto alle versioni standard, con assoli quintessenza del power metal e annessi echi helloweeniani. Un'ottima trovata, tutt'altro che pleonastica e più apprezzabile di certi malfatti bonus disk con la versione strumentale dell'intero full-length di band più e meno blasonate.

In definitiva Magic Forest è un buon album symphonic-power, nonché gradito hors d'oeuvre, in attesa del prossimo disco dei Nightwish. Gli Amberian Dawn non sembrano curarsi del recente andazzo djent e folk e ripropongono quello che sanno fare più genuinamente. Il risultato supera sia Sacrificium degli Xandria, sia The Human Contradiction dei Delain. Il merito va anche alla produzione cristallina, che valorizza la proposta musicale dei finnici, certo non geniale in quanto a inventiva, ma bastevole per rendere appetibile, e un minimo longevo, un album dal minutaggio fin troppo scarno, ma con alcuni brani dal ritornello più che orecchiabile.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 

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