Recensione: Man of the World

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Beh, Mike Terrana è certamente uno dei personaggi più famosi e ben voluti e per l'eclettica chioma, e soprattutto per la grande abilità di batterista. Basterebbe questo. Ma no, il buon Michele non si accontenta. Non solo ci delizia e ci ha deliziato con moltissime performance dietro le pelli di signori come Axel Rudi Pell, Yngwie Malmsteen e Tony MacAlpine, passando anche per la sua ormai stabile presenza nella line up dei Rage, ma anzi si fregia anche di comporre un disco solista. Incredibile dictu, ma non è neppure il primo.

La sua seconda opera infatti, la quale segue a “Shadows of The Past”, uscito nel 1998, è un miscuglio di diverse sonorità. Un baccello che racchiude un fiore dagli iridati petali. Principalmente questo è un album, come lo stesso Mike confessa, di chiara matrice Fusion, ma non ci è in ogni caso possibile stabilire con precisione quante e quali influenze macchino questo platter.
La certezza però è una: “Man Of The World” è un disco rilassante, dalle atmosfere tropicali e allo stesso tempo siberiane, un disco godibile, forse però eccessivamente monolitico. Ma veniamo a noi, dunque. Per la sua seconda release Mike Terrana s'è fregiato della presenza e delle partecipazioni di alcuni grandi artisti, per i quali le presentazioni sono inutili. Si parla di gente del calibro di Victor Smolski e Cyril Achard, quindi non credo ci sia molt' altro da aggiungere.

Uscito sotto etichetta Lion Records, “Man Of the World” è un parto quasi unilaterale della mente di Mike Terrana, il quale ha egli stesso curato la realizzazione dell' opera nei minimi particolari, a cominciare dalla produzione, dal mixaggio ( in coabitazione con Ferdy Doernberg ), fino al cover art concept. Proprio sull' artwork del disco vorrei soffermarmi un poco: in campo scuro troneggia, nella metà sinistra, il logo di Mike ( presente anche nei dischi dei Rage a cui lui ha preso parte, ad esempio ) e, sulla destra, il faccione, diviso a metà, di Terrana, caratterizzato dall' immancabile, simpaticissimo ciuffo.

Dicevo prima: il disco è monolitico. E non c'è niente di più vero. “Man Of The World” ha, purtroppo, questa Spada di Damocle che pende su sul capo, croce e delizia di un album dagli effluvi d'estro eccezionali. “Man Of The World” non è un disco, è un idea. Questa idea fa si che nel disco non sia facile, o non si voglia, ritrovare mai un filo conduttore. Forse questo è un bene, chissà. Fatto sta, però, che chi lo ascolta non proverà mai la mistica sensazione di attesa o di trepidazione, quodunque vogliate, che si avverte quando si sta per ascoltare un pezzo di grandissimo spessore individuale. In pratica: non esiste, in “Man of The World” un pezzo che emerge rispetto ad un altro. Ce ne sono però di diversi e di interessanti. A cominciare dalla entry track “The Omen”, oppure la divertente “Revenge Of The Cachaca”. Moltissime, come detto, sono le sonorità che Terrana ha deciso di abbracciare in questo suo ultimo solo album, per cui ad esempio possiamo trovarci benissimo ad avere a che fare coll' interlocutorio piano interlude “Sonata - #9 Pathetique” ed avere comunque la sensazione essere appollaiati su un' amaca e, cullati, rivolgiamo lo sguardo ad una volta celeste velata da una coltre siderea da brividi. Tanto per non farsi mancar niente, Mike Terrana ha inserito anche un pezzo in pieno hard n' heavy: “One For The Road”. Niente da dire, ben composto, soltanto, purtroppo, rispecchia quanto detto in precedenza: c'è pochissimo stacco fra un brano e l'altro e si ha la nitida sensazione di non riuscire mai ad identificare con precisione un pezzo piuttosto che un altro. Il platter termina poi con una testimonianza live, un drum solo che Mike Terrana ha registrato durante un concerto con i Rage a Tokyo, nel 2002. Preso singolarmente è un ottimo drum solo, ma con il sound del disco ci sta come i cavoli a merenda, ed è un peccato. Poteva risparmiarselo.

Certo, l'intento di Mike è stato probabilmente proprio quello di creare un' opera che avesse un unico collegamento portante, ma non so cosa mi spinga a dire che questo lavoro abbia qualcosa che non vada. Il miglior pregio di questo album è probabilmente la grande capacità che ha di rilassare l'ascoltatore, e di isolarlo quasi completamente dal Mondo. Ideale per chi ha spesse volte la necessità di raggiungere un' elevata concentrazione, ma probabilmente le sue qualità più succulente terminano qui e sono comunque circospette ad un raggio d'azione decisamente limitato.

Una prova discreta per Mike Terrana, un disco che si lascia ascoltare con grande facilità, sicuramente propone un genere al quale i lettori di questo portale non saranno particolarmente avvezzi, ed in effetti anch' io ammetto di aver impiegato non poco per metabolizzarne alcune delle sfaccettature più importanti. “Man Of The World” continua però l'opera solista di un uomo dal quale moltissimi dovrebbero imparare. Grande.
Daniele “The Dark Alcatraz” Cecchini

TRACKLIST
1. The Omen
2. Native Tongue
3. Easy Does It
4. Spin Drifter
5. Sonata - #9 Pathetique
6. One For The Road
7. Five Alive
8. Jungle Alley
9. Sorcery
10. Drum Solo Tokyo 2002
 
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