Recensione: Mandylion

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Siamo nel 1995, il Gothic Metal inizia a diffondersi sempre di più, in Olanda una giovane band dopo aver pubblicato un paio di cd all' insegna di queste sonorità, recluta una ragazza, artisticamente ispirata e dalla voce angelica, Anneke Van Giersbergen, e decide di ammorbidire la propria proposta musicale, passando dal Gothic/Death/Doom degli esordi, ad un Gothic/Doom decisamente più melodico e tranquillo. Fino a quel momento pochissime band nel genere proponevano una ragazza come emblema del gruppo, ma la bravura di Anneke, contribuì fortemente ad invertire questa tendenza.Venne quindi pubblicato sulla sempre più lanciata Century Media questo importante lavoro, Mandylion. Il Death/Doom dei primi dischi, si tramutava quindi in un etereo gothic/doom a tratti vagamente rockeggiante, perdendo tutte le influenze Death.

Il disco presenta un' atmosfera molto angelica, calda e notturna. Immaginate di essere in una notte d' estate in campagna, in sottofondo si sentono i versi dei grilli e la luna piena illumina la vallata. Questa è l' aria che si respira nel disco. La voce della bella Anneke, è una della migliori mai sentite nel genere fino allora, ottima l' estensione vocale, ottima la personalità e dolcissimo il cantato.  Il lavoro, inizia alla grande con Strange Machine, che propone subito un suono molto pulito ed heavy. La traccia in questione mette in chiaro il cambio di stile, il cantato etereo e angelico di Anneke, è subito posto in primo piano. Il pezzo, inizia con un caratteristico riff doom piuttosto lento, accompagnato da tastiere atmosferiche, al quale si alternerà nel corso di esso, uno stacco più veloce ed heavy, dove ancora le tastiere dal suono notturno di Frank, la faranno da padrone, ricreando una visione molto oscura. La seconda traccia Eleanor, è forse la gemma del disco nonchè la canzone più amata del gruppo. Anche in questo caso l' atmosfera è alla base di tutto, dimostrando dove vuole andare a parare il disco, ovvero ricreare il più fedelmente un feeling notturno. La song, è un mezzo tempo dove si alternano sempre parti più lente e altre più ritmate, la voce di Anneke arriva a picchi di bravura elevatissimi. Gli effetti di keyboards, ora sinfonici ora di tipo effetto coro, si fondono con riff melodici ma taglienti. Una perla! I brani che seguono, rimarranno su queste coordinate, troviamo In Motion # 1, dal suono decisamente più tranquillo, lento e doomeggiante, la dolcezza del cantato è davvero notevole, le tastiere ancora una volta ricreano visioni sonore, come nella successiva Leaves. La quinta traccia Fear The Sea, torna su partiture più heavy, con un assolo centrale da brivido. La successiva title track è un pezzo strumentale eseguito esclusivamente da keyboards, percussioni e cori , dal sapore quasi folcloristico e celtico. Ed eccoci all'altra gemma del disco, Sand & Mercury, nove minuti indescrivibili, puro pathos sonoro. Si inizia con riff potenti alternati a parti acustiche, riff che con lo scorrere dei minuti arriveranno ad accrescere un pathos da brivido, fino a fermarsi di colpo dopo cinque minuti strumentali.

A questo punto abbiamo un silenzio che sembra volerci far sentire il battito del nostro cuore, arrivato ormai ad una velocità elevata. Quando Anneke inizia a cantare, con la sua dolcezza, sembra voler calmare la tensione accumulata, ma il pezzo ci darà un' altra sorpresa: ecco infatti arrivare in sottofondo l' urlo di una chitarra, il cui suono si alzerà sempre più fino ad esplodere, provocando un brivido unico nell ascoltatore. Questo è Mandylion. L' ultima traccia In Motion # 2, riprende il discorso della sua prima parte, terminando un disco che farà storia. In conclusione, un opera unica nella sua capacità di ricreare atmosfere eteree, e di un' importanza da non sottovalutare. Immancabile per gli appassionati del genere, ma non solo.

Tracklist:

01 Strange Machines
02 Eleanor
03 In Motion #1
04 Leaves§
05 Fear The Sea
06 Mandylion
07 Sand & Mercury
08 In Motion #2  

 
90