Recensione: Markerna Bortom

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Black metal, a metà tra il folk e il pagan per gli svedesi Saiva. La peculiarità della band è certamente la capacità di emozionare e di essere atmosferici, senza però mai andare oltre con virtuosismi o sperimentazione alcuna.

Siamo di fronte ad una one man band e come spesso accade in questi casi, è chiaro come l’obbiettivo dell’artista non sia rivoluzionare nulla, bensì concentrarsi sull’emotività. A metà tra Falkenbach e Burzum, Saiva riesce a dare un’impronta ai propri brani, con cadenze epiche e suite atmosferiche che potrebbero benissimo essere definite psichedeliche. Come dicevamo poc’anzi, non immaginate nulla di più che suoni dilatati, melodie scarne e un approccio decisamente semplicistico del black, in qualche modo un po’ in controcorrente all’attuale trend di progetti ben più sofisticati e cacofonici nel loro sound. Riconosciamo però a Saiva una classe ed un tocco che vanno oltre gli arzigogoli tecnici, non cascando in velleità che, da un po’ di tempo a questo parte, ci risultano eccessivamente costruite.

Markerna bortom” è spontaneo, sincero ed appassionato nell’impasto di voci e coralità e in ritmiche che ci costruiscono un ponte verso un cielo terso e di nordici sapori. C’è tanto folk ,natura che nel susseguirsi delle stagioni mostra di sé aspetti che paiono troppe volte scontati ed ormai dimenticati dalla frenesia quotidiana. Soffermarsi su una foglia che cade, sul sole che sorge, sulla vita che, miracolosamente oseremmo noi dire, si forma e distrugge in un ciclo in cui noi siamo diventati troppe volte spettatori freddi.

La nostra anima, rapita dalle luci abbaglianti della tecnologia, torna a vibrare con le note di Saiva, il cui merito è quello di decantare la gioia dell’istintivo sapere fanciullesco. Un po’ come bambini allora ci fermiamo ad ammirare i riflessi della luce, il tempore del vento, spinti a non dimenticare ciò che è davvero essenziale.

Markerna Bortom” è un gesto disinvolto, la carezza che troppe volte non ci sentiamo più di dare ma che ha invece in sè l’amore di cui tutti abbiamo bisogno. Niente di eversivo nel filone, nessun avanguardismo o novità, ma tanto sentimento in un full-length che ci sentiamo di consigliarvi se volete del black metal autentico. Se invece andate cercando attitudini inedite passate la mano, ricordandovi però che sono il cuore e la sostanza che contano, non la forma.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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