Recensione: Marzannie, Królowej Polski

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Per uno strano gioco, ‘furia’, in lingua polacca, ha lo stesso significato di ‘furia’ in italiano. Strano e probabilmente raro, anzi unico nel caso in esame, poiché l’omonima band canta rigorosamente in lingua madre e, scorrendo le song, non si trovano altre similitudini del genere.

Curiosità linguistiche a parte, i Furia sono una realtà underground del black metal tutt’altro che misconosciuta, in patria. Esistono dal 2003 e, da allora, hanno dato alle stampe quattro full-length, di cui questo “Marzannie, Królowej Polski” è il terzo in ordine di tempo, essendo uscito a inizio 2012 con la label Pagan Records.

Inoltre, la squadra di musicisti che li compone è formata dai migliori esponenti nazionali nell’ambito del metal estremo: Nihil (voce, chitarra – Cssaba, FDS, Massemord, Morowe, Seagulls Insane And Swans Deceased Mining Out The Void, ex-Niphates, ex-Quintessence Of Hate), Voldtekt (chitarra – ex-Crucifire Moon, ex-Massemord), Sars (Massemord, Wędrowcy~Tułacze~Zbiegi, Morowe (live), ex-Crucifire Moon, ex-Niphates, ex-Quintessence Of Hate, ex-Duszę Wypuścił, ex-Ulcer Uterus) e Namtar (batteria – FDS, Massemord, Night Of The World, ex-Niphates, ex-Quintessence Of Hate, ex-Arkona, ex-Hatred Supreme).

Seppure le cronache narrino spesso di flop derivanti dall’unione di eccellenti singoli musicisti, incapaci di creare un team coeso, brillante e soprattutto univocamente diretto verso la realizzazione del famigerato ‘marchio di fabbrica’ che, una volta raggiunto, definisce in maniera definitiva lo stile, i Furia hanno saputo trasfondere, in Marzannie, Królowej Polski” parecchie caratteristiche a tal fine interessanti.

Prima fra tutte lo stile di base, identificabile in quello che è comunemente chiamato ‘raw black metal’. In una foggia non particolarmente spinta ma comunque aspra e asciutta – peraltro come da definizione – e a tratti dirompente, che si manifesta ovviamente durante l’esplosione ritmica dei blast-beats (“Wyjcie Psy”). Tale sound, apparentemente povero e scarno, richiede al contrario una notevole pulizia sia di esecuzione, sia di produzione. Caratteristiche possedute dalla band, e che la band stessa ha trasfuso nel platter. Ordinato e leggibile in ogni frangente, compresi quelli ove si spinge a fondo sul pedale dell’acceleratore. E proprio nell’opener, per ciò, si può godere del riffing affilato della temibile coppia Nihil/Voldtekt, in grado di sciorinare anche dei soli di pregevole fattura, nonché delle morbide e flessuose linee di basso di Sars.

L’idea migliore del quartetto di Katowice, comunque, è stata quella di avere unito la ruvidità del raw ad una cospicua dose di melodia, particolarmente apprezzabile per esempio in “Pójdź W Dół”, song dall’incipit violentissimo grazie al drumming devastante di Namtar. Con il risultato davvero rilevante di essere riuscito a inspessire per bene un sound altrimenti troppo impersonale e povero, come a volte accade in situazioni similari. E, ultimo ma non ultimo, di dotare il lavoro di una sua anima, di un suo carattere. Mood tendente al grigio ma non al nero – così come pennellato nelle sezioni più rarefatte di “Skądś Do Nikąd” e “Kosi Ta Śmierć” – , nel rispetto di un equilibrio tecnico, artistico ed emozionale che, alla fine, è il pregio migliore di “Marzannie, Królowej Polski”.     

La quale, evidentemente, resta un’opera per gli appassionati del genere ma che, contemporaneamente, dimostra una volta di più il talento musicale innato dei musicisti polacchi. Iperattivi tanto da essere incapaci di prendere parte soltanto a dei singoli progetti. Bravi a sondare i territori di confine dove il metal e il caos strisciante si uniscono, bravi a mettere su disco una versatilità forse unica al Mondo.  

Daniele “dani66” D’Adamo

 
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