Recensione: Masked

Di Fabio Vellata - 30 Settembre 2007 - 0:00
Masked
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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72

Nuovo capitolo per i Machinemade God, quintetto tedesco di Essen, giunto con ”Masked” al secondo episodio in carriera.

La proposta della band teutonica e davvero poco propensa ad offrire sorprese o novità spiazzanti all’interno dell’ambito in cui va a collocarsi.
Il metal-core, giocato sugli effetti contrastanti ottenuti con contrapposizioni di voci gutturali e pulite, sulle divagazioni sinfoniche, alternate a potenti sfuriate ritmiche e sui brani dalle atmosfere gotiche intervallate da stop and go “spezzacollo”, è ormai genere diffuso e non più sorprendente.
I Soilwork di “A Predator’s Portrait” e ”Natural Born Chaos”, miscelati con un po’ di dark “made in Germany” ed i Mnemic di “Mechanical Spin Phenomena” sono, di fatto, i termini di paragone che più efficacemente si prestano ai fini di una brillante descrizione di quanto ascoltabile nel platter, senza, naturalmente tralasciare gli immancabili In Flames, paladini indiscussi del movimento.
Del tutto sopra la media ad ogni buon conto, le abilità di songwriting espresse, così come la qualità dei suoni e la bravura degli interpreti, accodatisi ad un trend iper sfruttato, ma, non per tale ragione, incapaci di mostrare valore ed invidiabile maestria.

Un disco dalla difficile classificazione dunque.
Se, infatti, da un lato la fisionomia e lo stile dei MachineMade God, paiono a dir poco derivativi e identici a mille altre bands apparse negli ultimi anni sulla scena, d’altro canto, la qualità dei musicisti, l’impatto delle canzoni e la scorrevolezza dell’ellepì sono tali da invogliare all’ascolto ripetuto.
Impossibile, infatti, muovere appunti di sorta al riguardo di brani d’eccellente fattura come “Forgiven” e “With You”, sinfonici e magniloquenti, ma al contempo ruvidi ed energici, così come davvero difficile non dirsi affascinati dalle sfumature darkeggianti di “Who, If Not Us”, “And Even Though You’re Gone…” e “Melancholy”, in cui emerge un’anima romantica e sognante dai contorni oniricamente notturni.
Il wall of sound poi, che come un fiume in piena investe l’ascoltatore in tracce come “Next To Me”, “Nemesis” e “For Those Who Care” (grandiose le stoppate e la profondità dei suoni), sono elementi aggiuntivi che suffragano l’impressione di avere a che fare con una band provvista di attributi e ottimi numeri, e pronta, qualora in grado di incrementare le doti di personalità (per ora invero deficitarie), ad un balzo in alto nella graduatoria dei “masters” del settore.

Difficoltoso di conseguenza, spingersi verso valutazioni troppo elevate o celebrazioni altisonanti, così come impossibile in fondo, denigrare un album effettivamente piacevole e suonato in modo impeccabile.
La verità sta nel mezzo, dicevano i saggi, ed attenendoci a questa regola aurea, una promozione larga ma senza eccessi appare come il miglior compromesso, esortando in ogni modo ad un attento ascolto di un disco che, nell’attesa di una crescita auspicabile ed ulteriore, si presenta come gradevolissimo e di notevole qualità.

Tracklist :

01. Forgiven
02. With You
03. For Those Who Care
04. Voices
05. Vengeance
06. Who, If Not Us?
07. Place Taken
08. Endlessly
09. And Even Though You’re Gone
10. Next To Me
11. Nemesis
12. Melancholy

Line Up:

Florian Velten – Voce
Sky Hoff – Chitarra
Marc Niedesberg – Chitarra
Sven Luppus: – Basso
Sven Kallinowski – Batteria

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