Recensione: Master of the Moon

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Ritorna sulle scena il folletto dell'Heavy Metal Ronnie James Dio, a due anni di distanza dall'ultimo, ed a mio parere splendido, “Killing the Dragon”.
L'apertura è affidata a “One More for the Road”, brano dallo spirito molto rock ‘n roll, sulla falsariga di brani come la mitica “Stand up and Shout” o “Rock & Roll”, per l'appunto, purtroppo il pezzo non ha la freschezza delle canzoni che ho appena citato, di sicuro la voce di Dio aiuterebbe qualsiasi canzone ad essere sopra la media, ma la mancanza di mordente a livello musicale mi è apparsa piuttosto evidente.
E proprio la mancanza di aggressività mi è parso, sfortunatamente, il filo conduttore del disco, come si evince piuttosto palesemente da canzoni come la title track, “Master of the Moon”, certamente evocativa, sempre grazie alla voce incredibile del piccolo grande singer americano, ma musicalmente l'unica parola per descriverla è “moscia”.
Nel disco gli episodi che non riescono ad esaltare sono parecchi, a cominciare da “The End of the World”, passando per “The Eyes”, mid tempo che vorrebbe essere roccioso ma che non ci riesce assolutamente, “I Am”, altra canzone che potrebbe rendere cento volte di più se la band suonasse con una maggiore dose di potenza, purtroppo proprio questa mancanza va ad inficiare anche una melodia vocale del ritornello davvero splendida,per finire con “Death by Love”, ennesimo brano in cui la band sembra quasi aver paura a picchiare sugli strumenti come la canzone richiederebbe.
Fortunatamente non manca qualche episodio positivo, come la particolare “Shiver”, dove Ronnie lavora benissimo su linee melodiche davvero particolari e molto avvincenti, “The Man who Would be King”, pezzo epico ed oscuro nella piena tradizione del singer, la splendida “Living the Lie”, forse l'unica canzone in cui il gruppo riesce almeno in parte a dare un idea di potenza a livello musicale, e la conclusiva “In Dreams”, che, seppur in parte afflitta dai difetti che contraddistinguono a mio parere questo disco, riesce comunque ad elevarsi grazie ad una prestazione di Dio davvero incredibile sia per tecnica che per pathos.
I suoni sono a mio parere davvero fatti male, probabilmente la causa maggiore della mancanza di mordente di questo album, troppo leggera la batteria, che sembra quasi rimanere in sottofondo rispetto al resto, come del resto anche il basso, mai incisivo ed in grado di dare la necessaria iniezione di potenza, ed anche le chitarre non vengono di certo messe troppo in risalto.
Tecnicamente credo che il gruppo sia indiscutibile, senza contare la voce di Ronnie che è di un altro pianeta rispetto al 99% dei cantanti attuali, tutti i musicisti dimostrano la loro esperienza e le loro capacità tecniche, peccato solo che a tanto valore tecnico non corrisponda un adeguata dose della più volte invocata potenza a livello esecutivo.
In definitiva posso dire che secondo me questo per i Dio può essere considerato come un mezzo passo falso, infatti la comunque buona qualità delle canzoni presenti non riesce ad esprimersi al meglio proprio per la quella mancanza di mordente che ho più volte richiesto in precedenza, adesso non resta che ascoltare queste stesse canzoni in sede live, secondo me suonati su un palco tutti i pezzi guadagneranno tantissimo, peccato che su disco rimarranno sempre così.
 
60