Recensione: Maxima Moralia Sovraumanità

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Devo ammettere che l'intro di Maxima Moralia Sovraumanità mi ha lasciato inquieto per qualche notte. Atmosfere stranite e da catastrofe, testo in italiano (per quanto parli di un tornado in Ohio) abbastanza evocativo... sì, è strano da dirsi riguardo ad un Ep, ma l'intro del nuovo dei Coil Commemorate Enslave, band di Matera attiva dal 2008, aveva lasciato il segno. Di fatto però il lavoro, edito per la vicentina Land of Fog Records si presenta come un disco piuttosto convenzionale.

Di fatto l'Ep, pur di corposo minutaggio, oltre mezz'ora di durata per soli 4 pezzi effettivi, non offre molti spunti di interesse. Diciamolo pure senza troppi fronzoli, i lucani offrano black metal di vecchia scuola, furibondo, viscerale, con chitarre lamellari e batteria a grandine, a tutti gli effetti canonico. Fatto bene, fatto con passione, fatto mille volte. Effettivamente è possibile che, come detto in bio, i testi siano in italiano ed ispirati ad un genio come Cioran, fatto sta che, grazie alla buona prova vocale, dal growl non si riesce a cavare una parola.

Piatto? Indiscutibilmente no. Le melodie sarebbero valide se non fosse per quell'aleggiare di già sentito. Poco ispirato? Difficile capirlo, se bisogna far confronto tra una furia genuina tradotta in una proposta staticamente ancorata su quelle regole dettate agli albori degli anni '90. Insomma in questo album è tutto al posto giusto, i canoni del black metal furibondo e nichilista sono tutti meravigliosamente rispettati, non c'è niente di sbagliato. Ed è questo il problema principale di tutte le band che si rifanno ad un genere, il black canonico vecchia scuola, che si basa su pochi stilemi relativamente facili da riproporre. Le chitarre a zanzara, la batteria a grandine e la voce a rantolo. Hai queste tre cose e somigli a circa altre 20.000 band che dal 1991 si sono alternate sulla scena – eventualmente con una produzione migliore man mano che il tempo passava, perché a tutti gli effetti la qualità di Maxima Moralia Sovraumanità è più che discreta.

Sta di fatto che, per farsi notare in un panorama tutt'altro che variegato come quello dell'underground black, italiano come europeo o mondiale, quelle tre cose non è sufficiente farle bene e con passione, bisogna proprio essere guidati dalla mano di Satana. E credo che Satana quella mano l'abbia già data a Vardan in Italia.

 
50