Recensione: Measuring The Abstract

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Debutto su lunga distanza per i Terminal Function, combo svedese formatosi nell'anno 1998 e con all'attivo tre demo registrati a cavallo fra il 2002 e il 2004. Nel 2007, la band viene messa sotto contratto dalla label americana Willowtip, la quale cura la distribuzione del full-length d'esordio su territorio americano, mentre la versione europea del disco viene affidata alle cure della Candlelight Records.

Fra le maggiori influenze che si possono riscontrare durante l'ascolto di Measuring The Abstract troviamo sicuramente chiari riferimenti al sound di Meshuggah, Death e Zero Hour, più qualche deviazione dal retrogusto nettamente più industrial. Una proposta musicale piuttosto variegata quindi, sempre a cavallo fra prog, death e thrash. I brani presenti si fondano sopratutto su partiture complesse che danno dimostrazione di quello che è l'elevato tasso tecnico in forza al combo svedese, il quale si mette sempre in bella mostra con una esecuzione chirurgicamente perfetta al millimetro. Tutto qui, solo tecnica e tante influenze diverse mescolate fra loro? Per niente. I Terminal Function riescono in parte nell'intento di mettere una buona dose di personalità all'interno dei pezzi proposti, seppur i vari "omaggi" ai maestri risultino essere ben distinguibili durante l'ascolto.
Già l'iniziale Spawn si presenta, nel migliore dei modi, con attacchi frontali che si basano su quelle ritmiche sincopate tanto care ai Meshuggah, più una buona dose di parti effettate più "cybernetiche". Sulla stessa linea anche la successiva Room 101, traccia che in questo caso lascia spazio di tanto in tanto a stacchi più progressivi con cori di voci pulite a tratti molto catchy e chitarre in clean, come per dare un po' di respiro alle orecchie dell'ascoltatore. In primo piano c'è sicuramente l'operato di una sezione ritmica che affronta i pezzi con la destrezza dei veterani, guidata principalmente dai riff serrati delle chitarre della coppia Aronsson/Almgren; il tutto a sorreggere il cantato del singer Victor Larsson, somigliante in molti tratti a quello di Chuck Schuldiner. Il restante delle tracce presenti in tracklist continuano sì a pestare duro, ma lo fanno con una certa intelligenza presa da lato più progressivo della band, che in qualche modo limita i danni di un possibile appesantimento dei brani. Su tutte spiccano sicuramente la schizofrenica Tactile, le escursioni solistiche più melodiche di Cloning Assembly e la progressiva Remote Views, quest'ultima caratterizzata da inserti di synth al limite dello psichedelico.

Esordio piuttosto brillante, dunque. Measuring The Abstract non è solamente un semplice mix di influenze diverse supportate da un elevato tasso tecnico, ma bensì un disco composto da buone idee (seppur ancora abbastanza derivative) che caratterizzano una serie di brani di livello qualitativo estremamente alto. Di sicuro, per la prossima release ci sarà da lavorare di più sulla personalità, ma viste quali sono le premesse, siamo sicuri che i Terminal Function riusciranno a regalarci altre gradite sorprese per il futuro.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Spawn
02 Room 101
03 Dissolving Soul Fragment
04 The Brain-Shaped Mind
05 Tactile
06 Cloning Assembly
07 Auroral Display
08 Remote Views

 
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