Recensione: Meditations

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A distanza esatta di tre anni di tempo da "Of Ghosts And Gods" (2015), esce il nuovo full-length dei deathster canadesi Kataklysm, intitolato "Meditations".

Una gestazione lunga, stavolta, poiché Maurizio Iacono e compagni, invece di utilizzare la rete per lo scambio dei vari file, si sono incontrati di persona, e di persona hanno proceduto a registrare il lavoro. Come ai vecchi tempi. Una soluzione completamente condivisibile, poiché il platter suona compatto e massiccio come pochi. Coesione assoluta che solo quel quid in più dallo stare assieme regala, insomma.

Death metal classico, parecchio melodico ma non troppo, che tuttavia si fa immediatamente riconoscere pescando a caso una qualsiasi delle dieci tracce che compongono il disco. Segno inequivocabile dello status di fra le migliori band mondiali di metal estremo raggiunto dal combo di Montreal. È chiaro che, come sempre, i Kataklysm non apportano particolari innovazioni a un genere che, attualmente, è un po' in debito di ossigeno quanto a trovate originali che siano soprattutto frutto di un'evoluzione decisa dai dettami di base, certo non logori ma sicuramente sovrautilizzati.

I Nostri tuttavia non abbisognano di apporti evoluzionistici poiché il loro sound va bene così. È moderno ma anche legato all'heavy metal classico. Non si rifà a particolari correnti (gothenburg metal, US death metal, swedish death metal, ecc.): è death metal targato Kataklysm, è ciò basta e avanza, come peraltro più su accennato.

In questa realtà ove la band occupa una posizione di prestigio grazie all'enorme lavoro svolto dal 1991 – anno di formazione – e a una sterminata passione per il metal che la alimenta senza tregua, è chiaro che occorre concentrarsi in modo attento e profondo sul songwriting per costruire un album in grado di farsi strada nell'affollato panorama del metallo oltranzista.

Allora, le canzoni.

Il vocalist italo-canadese pone molta attenzione a essere compreso, per cui il suo growling assume il carattere di un tono stentoreo, possente, intellegibile in ogni momento; interpretazione ideale per far proprie le tematiche dell'opera, basate sulla società e sui relativi comportamenti umani. Un titolo peraltro antitetico al contenuto energetico del platter poiché il suono di quest'ultimo, oltre a essere tecnicamente perfetto, fuoriesce letteralmente dagli speaker non certo per indurre stati di pace totale dell'anima.

Al contrario, forse come non mai, "Meditations" regala un sound monumentale, enorme, a volte brutale e violento ma irreprensibile nell'esecuzione di ciascuna nota, per una resa sonora di straordinario spessore.

Così, a sottolineare lo sgomento di fronte a un'Umanità dedita alla sopraffazione e allo stritolamento del più debole da parte del più forte, l'opera presenta un costante, continuo, leggero senso di malinconia; particolarmente percepibile nella stupenda melodia portante dell'opener-track, 'Guillotine', ove esiste nuovamente una contrapposizione fra la clamorosa armonia che i Nostri tirano fuori dal cilindro e la durezza di ritmiche spezzate, nerborute, vigorose, addirittura sfocianti nei blast-beats delle strofe. Una grande song!

Dopodiché i margini per ulteriori prove melodiche si restringono a 'And Then I Saw Blood', brano più lento e cadenzato rispetto a quello poc'anzi menzionato, purtuttavia, anch'esso, abbarbicato al contrasto brutalità / armonia.

Gli altri pezzi confermano l'attitudine dei Kataklysm per un death metal totalmente personale, in cui si predilige la cattiveria musicale, presumibilmente figlia di ciò che propongono i temi, come già precedentemente osservato.

"Meditations" non cambierà le sorti del Mondo ma si dimostra album dal livello qualitativo complessivo molto elevato. Imperdibile per gli appassionati del death metal ma anche consigliato ai fan del metallo più in generale.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 

 
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