Recensione: Merciless Attack

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Ian Fraser Kilmister detto Lemmy ha lasciato questa valle di lacrime lo scorso 28 dicembre, dopo settant’anni di vita che ne valevano 700, come minimo, per una persona “normale”. Così come è normale  che dopo la scomparsa di un’icona della musica rock e del costume in generale, quale fu il leader dei Motorhead, si siano organizzate, a ricordo del carissimo estinto, kermesse di varia natura, più o meno interessate dal profondo del cuore, piuttosto che dall’onda lunga del cavalcare la tigre finché rende in termini di visibilità. Anche questo normalissimo ai tempi nostri, ove l’unità di tempo non è più il secondo ma il dollaro al secondo.

Una band italiana, nel lontano 1988, dopo una manciata di demo su cassetta, fece uscire la miglior risposta all’heavy metal-rock’n’roll-superamplificato dei Motorhead alle nostre latitudini. Che la cosa fosse voluta o meno probabilmente manco lo sapevano gli stessi protagonisti di quell’impresa discografica a 33 giri griffata Cobra Records: Maurizio “Angus” Bidoli (chitarra e voce), Chris Bianco (basso) e Riccardo "Ricki Duracell" Lipparini alla batteria. “Fingernails”, il debutto omonimo del power-trio – così venivano definiti i gruppi a tre elementi facenti musica dura quando ancora il Power Metal doveva trovare la sua corretta (?) definizione – venne accolto con un discreto clamore e pose il combo romano accanto ai pochi altri della Capitale che sino a quel momento erano riusciti a traguardare i propri sforzi su vinile: Astaroth e Raff.

Di acqua sotto ar Tevere ne è passata, da quel momento, anni di battaglie infinite nelle catacombe a registrare e porte sbattute in faccia non hanno però fermato la cavalcata metallica dei Fingernails che, grazie allo stoico Maurizio Bidoli, sono riusciti a portare avanti quel sogno musicale nato agli albori degli anni Ottanta passando attraverso momenti difficilissimi, su tutti quello identificato dalla dipartita di  Riccardo “Duracell”, scomparso anzitempo nel 1996 a causa di un incidente stradale.

Evidentemente la “fame” di Acciaio di “Angus” non si è ancora spenta oggi, Anno Domini 2016, dopo altri quattro album ufficiali e innumerevoli date live. Per allestire l’ultimo nato, intitolato Merciless Attack e disponibile tramite la Blasphemous Art Productions, Bidoli ha richiamato all’antico capezzale altri due ceffi di vecchia data, già facenti parte della line-up dei Fingernails del passato: Marco "Bomber" Santoni al basso e Fabrizio "Locomotive" Lucidi dietro le pelli.

Quattordici i pezzi contenuti nel disco, avviluppati da un booklet minimal di sole quattro pagine con foto della band nelle due interne e una dichiarazione a chiare lettere che suona un po’ come un ammonimento da parte di Maurizio: “Pure underground sound in the best traditional old school metal ’80. Registrazione volutamente prodotta in puro stile NWOBHM, siamo i Fingernails e non abbiamo padroni, rock’n’roll come stile di vita e che si fotta tutto il resto, vi piaccia o no rimarremo sempre fedeli alla linea, take it or leave it!!!”.

Quattordici cannonate di heavy metal fracassone, si diceva, per 48 minuti di musica. Metallo barbaro, sporco, fortemente debitore dei Motorhead anche per l’attitudine con la quale è stato concepito e suonato. Identificare il pezzo trainante suona come una barzelletta: il “prendere o lasciare” ha valenza per “tutto e in blocco”, rigorosamente. Unica voce fuori dal coro la ballata alcoolica Too Much Alcohol, struggente nella sua decadenza, con il testo stampato al di sotto dell’alloggiamento in plastica trasparente del dischetto ottico. Sono passati quasi trent’anni da “Fingernails” ma l’orologio biologico sembra  essersi fermato, in quel della Capitale, per i tre metaller: l’aggancio di Cum on your Face con Crazy for Blow Jobs dell’88 non può essere casuale. Le voci di “Angus” e “Bomber” sono rozze, lastricate da ettolitri di Frascati e qualche Lucky Strike di troppo, portatrici insane del gusto immortale dell’abbacchio così come della pajata. Ugole che urlano al mondo quanto l’heavy metal scorra nelle vene di questi tre musicisti dediti alla causa da quattro decenni, nulla di più e nulla di meno. Niente di nuovo all’ombra der Cuppolone, quindi, ma in verità chi si aspettava chissà quali novità squassanti da parte dei Fingernails se non che facessero i Fingernails stessi fino in fondo?

Merciless Attack è dedicato a “Duracell”, scomparso esattamente vent’anni fa.  

R.I.P. Ricki

HAIL

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 
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