Recensione: Metal

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Metal, un titolo che suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti per l’eterno nuovo arrivato dei Metallica, quel Jason Newsted che dopo 15 anni di onorata carriera nelle fila dei Four Horsemen, decise di spronare il proprio destriero verso altri lidi. Una decisione, come sappiamo, non chiara né di semplice interpretazione, ma questa storia è stata oramai raccontata in tutte le salse e noi, come il nostro eroe, decidiamo di volgere lo sguardo al futuro, piuttosto che ad un trito e polveroso passato. In fin dei conti sono trascorsi oltre due lustri ed il nostro bassista di strada ne ha percorsa parecchia, dalla militanza nei Voivod, alla ventilata collaborazione con l’inossidabile Ozzy Osbourne, fino a giungere, all’alba del 2013, ad un progetto che probabilmente ne incarna più di ogni altro il vero spirito.

Imbracciato nuovamente il basso, ingaggiati due misconosciuti musicisti, tali Jesse Farnsworth (chitarra) e Jesus Mendez Jr (batteria), il nostro ha così deciso di formare un power trio in puro stile old school, di chiamarlo col proprio cognome e di suonare, cantare e comporre in piena autonomia, evitando i limiti imposti dalla militanza in band già rodate.

L’apertura delle danze, affidata al lato più aggressivo della band, è da manuale. "Soldierhead",  brano dove il sound maturato dal nostro eroe nel seminale combo di San Francisco si fonde ad un riffing ruvido ed aggressivo di scuola Motorheadiana, pompa energia e scintille come uno stridente pistone arrugginito, rivelandosi immediatamente dispensatore di adrenalina ed ottimo rompighiaccio. Da evidenziare inoltre la presenza di uno stacco di basso a dir poco spezza collo nel break prima del solo. Parallelamente al sound del brano anche la voce di Jason, che ai tempi che furono rappresentò l’instancabile appoggio live (e non solo) per l’ugola di James Hetfield, pare qui spremuta fino al midollo in una commistione di raucedine Kilmister style e backing vocals di casa Metallica.

Come a voler dar prova di varietà stilistica, nella successiva "Godsnake" il discorso musicale si allontana inaspettatamente dal Metal duro e puro dell’opener per strisciare verso un lento e velenoso Hard Rock  pregno di striature Southern. I ritmi rallentano ed il deserto sembra prendere vita attraverso un riffing arido ma minaccioso quanto lo sguardo di un serpente a sonagli. Neanche il tempo di adagiarsi al sole che l’arsura viene spezzata dalla successiva "King Of The Underdogs". Il brano, incentrato su riff granitici ed un ritornello anthemico, parla con ironia della condizione di eterno perdente (underdog) di Jason Newsted, da sempre paragonato con i mostri sacri della scena: dal compianto Cliff Burton al nuovo dotatissimo bassista dei Metallica Robert Trujillo. L’ alternanza fra brani thrash oriented ed episodi più bluesy si consolida infine con la conclusiva "Skyscraper", altro mid tempo roccioso  il cui main riff pare prelevato di sana pianta primi lavori targati Down.


In poco più di 22 minuti l’Ep giunge al termine. Ma basteranno 4 misere tracce a definire il sound globale della band? La risposta in questo caso non po’ essere che positiva. Il disco in toto infatti si dimostra ruvido, coeso e diretto, anche negli episodi più soft, ma soprattutto risulta permeato da una libertà compositiva che ha talmente poco a che spartire con le plastificate produzioni odierne, da sembrare quasi frutto del lavoro di una band degli anni 80. I difetti certamente non mancano e tra di essi citiamo l’eccessiva prolissità di alcune parti (chissà da chi avranno preso?) e la presenza di un paio di strutture vocali e ritmiche quasi fanciullesche,  ma il lavoro si rivela comunque gradevole, energetico e soprattutto sincero. Anche la produzione, non eccessivamente pompata ed in grado di valorizzare ogni strumento, non fa altro che seguire il flow del lavoro.


Difficile capire a questo punto se il progetto solista di Jason Newsted sia stato solo uno sfogo temporaneo, un passatempo dato dalla voglia di essere una volta tanto il leader o se avrà un futuro solido. La cosa certa è che, grazie ad episodi come Soldierhead e King Of The Underdog, Metal rispetta la dichiarazione d’intenti espressa dal proprio titolo.
Concludiamo con una meritata promozione per un dischetto che farà felici i cultori del metal vecchia scuola, pubblicato senza la pretesa di un successo planetario, ma sicuramente frutto di una sana e genuina voglia di suonare la propria musica.


Alessandro Cuoghi


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Tracklist

01. Soldierhead
02. Godsnake
03. King Of The Underdogs
04. Skyscraper

Lineup

Jason Newsted: bass, vocals
Jesse Farnsworth: guitar
Jesus Mendez Jr: drums

 
70