Recensione: Metal Is Invincible

Di - 17 Giugno 2013 - 18:36
Metal Is Invincible
Band: Axecuter
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 2013
Nazione:
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Gli Axecuter vengono dal Brasile e, dopo un demo e un EP, eccoli approdare al primo full length. Già dalla copertina e dall’immagine della band si evince come i nostri siano rimasti ancorati agli anni Ottanta. Questa sorta di revival ha portato alla ribalta numerose band di valore (mi vengono in mente gli Enforcer, tanto per citarne una) e quindi mi sono avvicinato all’ascolto con una certa curiosità.
L’iniziale Metal is Invincible ci mostra il lato più speed e aggressivo degli Axecuter. Il cantato di Danmented è estremo e ricorda parecchio il buon Mille Petrozza dei Kreator. Se il richiamo al passato è ottimo, un po’ meno lo è la produzione: troppo piatta rispetto a quanto si è abituati ad ascoltare ora. Too Heavy To Load è più “heavy” della precedente, riportandomi alla memoria alcuni brani degli Exciter del periodo d’oro. Ho trovato molto buona la seguente Feed The Beast, granitica e suggestiva al tempo stesso, dove il cantato fa da contrasto con la melodia generale del pezzo. No God, no Devil (Worship Metal) torna su ritmi più veloci: niente di originale ma comunque sette minuti piacevoli. È sulla stessa falsariga Bangers Prevail, anche se, arrivati al quinto brano, il cantato comincia a diventare prevedibile e ripetitivo. Mi è piaciuta forse per questo motivo la strumentale Destructive Blitzkrieg, soprattutto nella fase finale, in cui la band dimostra quel briciolo di personalità in più che fino a questo momento sembrava mancare. Ancora un buon mix tra heavy e speed nella successiva Keep On Sinning, forse il brano più rappresentativo delle capacità del trio brasiliano. Sono rimasto invece sorpreso dal tentativo di emulare i Manilla Road con The Fires Of Krakatoa. Dopo tre minuti di arpeggi suggestivi e voce appena sussurrata parte il brano vero e proprio in cui, a mio parere, è ancora una volta la linea vocale a penalizzare, soprattutto nella strofa, quello che poteva essere un pezzo interessante. E, a proposito di Manilla Road, chiude il disco la cover di Heavy Metal To The World, con ospite proprio Mark Shelton in veste di singer nel ritornello e di chitarrista nel secondo solo.
Un disco che nel complesso mi ha convinto a metà. Se infatti è indubbia la capacità della band di destreggiarsi in un ambito che conoscono alla perfezione, dall’altra parte ci troviamo di fronte a una proposta musicale che di originale ha davvero poco e di conseguenza non può che rivolgersi a una cerchia ristretta di appassionati. Occorrerà vedere se crescendo saranno in grado di sviluppare una personalità più spiccata: fino ad allora mi sento di consigliare gli Axecuter solo agli amanti più oltranzisti del metal classico.

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