Recensione: Metal Service

Di Stefano Ricetti - 2 Settembre 2010 - 0:00
Metal Service
Band: Dragonsfire
Etichetta:
Genere:
Anno: 2010
Nazione:
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63

Metal Service rappresenta il secondo full length della carriera da parte dei tedeschi Dragonsfire, segnando un netto progresso rispetto al precedente Visions Of Fire, che davvero molto poco aveva impressionato due anni fa, permettendo comunque Loro di imbastire un european tour nel maggio del 2009.

La copertina, con nel bel mezzo una ammiccante donzella agghindata in cuoio e calze nere autoreggenti di pizzo, oltre che stuzzicare in maniera naturale l’interesse da parte del maschio metallico medio, denota una autoironia fuor del comune. Perché se è vero che a certi cliché ci si possa credere fino in fondo è altrettanto veritiero che oggi, nel 2010, una cover siffatta non nasce solamente per caso. A completare il simpatico quadretto, una Flying V rossa sulla destra, un telefono dello stesso colore pronto a trillare per servizio e alcuni piccoli mostriciattoli lungo il pavimento.

Al di là degli inevitabili e benevoli sorrisi, va riconosciuto il valore intrinseco di cotanta opera, perché se nel momento in cui gli Helloween uscirono con la strega sexy di Better Than Raw nel 1998 si trattava di arte, non vedo perché per i Dragonsfire la si debba pensare in maniera diversa. La tamarraggine di una copertina non può e non deve essere valutata in base al peso specifico della band che la concepisce, quindi chapeau all’autore di Metal Service.              

My Mashed Insane Brain… mette in mostra un songwriting che, nonostante non faccia gridare al miracolo, dimostra freschezza e voglia di divertirsi senza farsi troppe menate mentali di sorta. I testi infarciti di “vaffa” – in lingua rigorosamente inglese – stanno lì a dimostrarlo senza ombra di dubbio alcuno. Raging Fire pesca a piene mani dalla tradizione Germany richiamando i Nostri White Skull, anch’essi discepoli dei suoni teutonici per un certo periodo della Loro vita in virtù dell’uso solare dei cori. Moto che “sgasa” alla fine del brano totalmente in linea con lo spirito espresso. Rallentamento di tempi in Call Of The Heart ma non in termini di feeling siderurgico emanato, con chitarre a la Running Wild affidate all’accoppiata Timo Rauscher/Matthias Bludau in bella mostra – che è sempre un gran sentire -. Poi è la volta dell’epica The Devil, dove i Nostri dimostrano di saperci fare quanto basta risollevando il rating parziale del singer. Blood For Blood è fottutamente pregna di cliché metallici tedeschi, King Without a Crown suona stentorea al punto giusto e colpisce per attitudine e riff pesanti, un po’ meno per i chorus davvero poco riusciti.

Time Of Twilight mostra il lato Nwobhm dei quattro di Hesse, precisamente quello proveniente da Londra, zona West Ham. Visions Of Fire scimmiotta i Manowar senza però raggiungerne le vette,  anche se ne va rimarcato il pregevole tentativo per un brano con luci – gli ottimi riff di marca Rock’N’Rolf e ombre – i richiami epici deludenti.

Ghosts non riesce a convincere appieno mentre To Hell And Back, che si avvale del lavoro pregevole delle due asce, colpisce diretta al cuore grazie a un ritmo galoppante che trova il proprio momento d’estasi nei cori di stampo maschio-eroico. Lost Melody chiude il disco all’insegna della continuità scomodando ancora i riff degli Iron Maiden d’antan e l’HM più massiccio per via dell’incedere possente e ieratico. Pezzo pretenzioso e pericoloso: va dato atto ai Dragonsfire di metterci gli attributi nel volerci provare.                    
   
Dopo essersi sparati Metal Service di fila per un po’ di volte rimane un particolare, anche se vago, retrogusto di Tarchon Fist, a significare i miglioramenti del gruppo, dato lo status dei bolognesi. Da parte sua, il cantante Thassilo Herbert, lungi dall’essere un fenomeno, dimostra di aver trovato  una precisa dimensione rispetto al passato, riuscendo a dare rotondità al proprio spettro vocale. Poi ci sarà sempre chi lo considererà un somaro patentato, ma si tratta come sempre di punti vista o, per meglio dire di sensazioni alle orecchie.   

I Nostri sono rozzi sapendo di esserlo, acerbi senza far nulla per nasconderlo ma che c’è di male? Passi avanti, senza inventare nulla di nuovo ne hanno fatti e questo è quello che conta. I campioni sono da altre parti, sia chiaro, ma va bene così. La produzione è stata affidata a Rolf Munkes, dai precedenti significativi: Tony Martin, Empire e Razorback.

Stefano “Steven Rich” Ricetti

   
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Tracklist:
1. Welcome
2. My mashed insane brain…
3. Raging fire
4. Call of the heart
5. The devil
6. Blood for blood
7. King without a crown
8. Time of twilight
9. Visions of fire
10. Ghosts
11. To hell and back
12. Lost melody

Line-up:
Thassilo Herbert – vocals, bass
Timo Rauscher – guitar
Matthias Bludau – guitar
Jan Müller – drums

 

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