Recensione: Metalkill The World

Di Stefano Ricetti - 16 Settembre 2010 - 0:00
Metalkill The World
Band: Skullview
Etichetta:
Genere:
Anno: 2010
Nazione:
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74


Copertina fantasy fiera, guerresca, tamarra e pregna di cliché metallici, proprio come il Loro monicker con la EsseSassone”, disegnato per restare nell’immaginario defender. Questo il biglietto da visita che segna il  ritorno su full length degli americani Skullview, che compattano la formazione intorno al cantante Mike Quimby Lewis e danno un seguito, sei anni dopo, a  Consequence Of Failure del 2004.

Nati nel 1995, quindi nel periodo peggiore per una band di HM classico soprattutto al di là dell’oceano, per via dell’imperversare delle sonorità alternative alle radici dell’heavy metal, i Nostri se ne fregano di tutte le avversità e pubblicano l’esordio nel 1998, intitolato Legends Of Valor e l’anno successivo Kings Of The Universe. Poi l’oblio discografico.        

Evidentemente la sacra fiamma del Metallo in quel dell’Indiana si risveglia a intervalli di cinque o sei anni, visto che fino al 2004 nulla di nuovo accade sul fronte occidentale nelle zone di Portage e anche oggi, nell’anno 2010, Metalkill The World mette fine a un silenzio durato oltre un lustro.   

Il disco si apre con Legions Of The Star Scroll, che mette subito al sicuro su quanto può fornire la prosecuzione nell’ascolto dell’album: heavy metal di stampo Usa fino al midollo senza alcuna ombra di contaminazione. L’ugola di Mike Quimby Lewis è sgraziata quanto basta per poter siglare un patto d’acciaio con gli dei del Metallo e il resto ce lo mettono, in dosi da cavallo, gli altri quattro pard. La successiva The Bruise, attraverso qualche svisata di troppo del singer – sempre e comunque in buona fede, proprio perché evidentemente “tira” troppo per le proprie possibilità -, possiede quell’incedere maestoso determinato dai riff granitici delle due chitarre, che fanno tanto, tanto headbanging, soprattutto quando il suono si rallenta di un poco e diviene ancora più pesante.

La traccia che dà il titolo all’album è un inno epico lungo nove minuti ove la vena dei Manowar dai tempi delle pelli di pecora ne detta le coordinate stilistiche fra urla, cori carichi di rabbia e riffoni granitici. Behind The Cell gode di un impianto massiccio e potente grazie anche al pesante lavoro svolto dalla doppia cassa del drummer Joe Garavalia. Da segnalare gli scream gratuiti del singer che sicuramente faranno sfracelli di fronte a delle prime file sudate e indemoniate. Il freno a mano, da parte dei cinque yankee, viene tirato solamente con il brano Blind And Unconscious, una ballad eroica di discreta fattura che purtroppo si perde un po’ per strada per via dell’eccessiva durata che ne mitiga l’effetto. Un bel basso marcio apre Defiance, Desperation, Defeat, pezzo che segna il connubio fra la verve classica dei Nostri e le sfuriate Thrash americane degli anni Ottanta: quindi riff a la Slayer senza paura e immediatezza di marca Overkill fino al termine.

Con Remnants Of The Storm gli Skullview ritornano sulla via che conduce al Valhalla del metallo, introdotti da una voce esterna, per mid tempo che manca di quel quid in più per colpire realmente il bersaglio, che va man mano sfilacciandosi fino alla fine. Probabilmente una maggiore cura nel songwriting avrebbe permesso a questa traccia di risultare fra le migliori del lotto ma tant’è. Pronta ripresa, anche in termini di velocità espressa, con l’arrabbiatissima Privilege Of Suffering, l’ennesimo monolite di HM fumigante a stelle e strisce dalle tinte battagliere creato dai prodi Skullview, a chiudere degnamente il disco.                  

I cinque americani saranno anche rozzi, sgraziati, ruvidi nell’impatto ma suonano terribilmente veri e convinti: quindi onore a Loro e alla Loro attitudine invincibile. Indubitabilmente una maggiore cura nella scrittura dei brani sarebbe auspicabile, senza per questo perdere un’oncia in termini di impatto. Un fatto però è certo: per chi ha fame di heavy metal verace, di quello senza fronzoli e in your fucking stomach, Metalkill The World costituisce manna dal cielo.      
            
 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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Tracklist:
1. Legions Of The Star Scroll
2. The Bruise
3. Metalkill The World
4. Behind The Cell
5. Blind And Unconscious
6. Defiance, Desperation, Defeat
7. Remnants Of The Storm
8. Privilege Of Suffering

Line-up:
Mike Quimby Lewis: vocals
Dave Hillegonds: guitars
Dean Tavernier: guitars
Peter Clemens: bass
Joe Garavalia: drums

 

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