Recensione: Metamorphosis

Di Sergio Vinci - 4 Maggio 2006 - 0:00
Metamorphosis
Band: Angmar
Etichetta:
Genere:
Anno: 2006
Nazione:
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75

Grande sorpresa questo disco degli Angmar, band di recente formazione (2002), che giunge con “Metamorphosis” al proprio debutto discografico rilasciato per la tedesca Northern Silence. Ci troviamo al cospetto di un album piuttosto maturo ed ispirato, che lascia presagire un futuro più che radioso per il gruppo, contando soprattutto il fatto che si tratta di un cd di esordio, che però mette subito in mostra tutte le qualità di cui è intriso.  

E’ un Black Metal classico e furente quello proposto in quest’opera, caratterizzato da chitarre affilate e cariche di pathos e da una sezione ritmica furiosa che non lascia respiro durante tutta la durata del disco. Non è solo violenza fine a se stessa quella proposta dagli Angmar però, in quanto fanno spesso capolino cori epici e maestosi, arricchiti da una capacità di creare ottime atmosfere che stemperano un po’ la furia esecutiva che rimane comunque un punto saldo di questo lavoro.   

L’apertura spetta a “Resurgence“, una intro lugubre e spettrale che funge da degno tramite per la prima vera song del cd, cioè “Dead Nation“, investendoci con veemenza notevole, capace di materializzare l’Inferno sonoro a cui assisteremo anche in seguito, alleggerita sapientemente da parti atmosferiche molto azzeccate. Segue “Normannia“, che porta il titolo della zona francese dalla quale il gruppo proviene, uno degli episodi più oscuri e malinconici di tutto il lavoro. La song si apre con dei riffs che riportano in mente i Mayhem di “De Mysteriis Dom Sathanas“, ma successivamente vengono incorporate influenze vagamente “viking” a guarnire il tutto, tutto ottimamente dosato e unito alla solita prestazione furiosa dietro le pelli di Fog, una vera macchina da guerra, tecnico e fulmineo nei cambi di tempo e nelle rullate. Segue “Homini Delenda Est“, track discreta ma priva di particolari picchi creativi, risollevata da una seconda parte più ragionata che rompe un po’ la monotonia.   

Arriviamo alla title-track, “Metamorphosis“, brano piuttosto sostenuto e carico di misantropia, con riffs di chitarra veramente degni di nota, trascinanti ed emozionali al punto giusto. Sicuramente uno degli episodi migliori di tutto il cd. “When The world Overturns” ci dimostra ancora una volta lo stato di grazia della band, che riesce a non stancare e a far rimanere alto il livello d’attenzione dell’ascoltatore, martoriandolo ancora un bel po’, come se finora si fosse solo scherzato. Riaffiora lo spettro dei Mayhem in “Supreme Being“, non tanto a livello musicale quanto a livello vocale. Tuttavia il paragone si ferma solo ed esclusivamente qua, è bene precisarlo, perché gli Angmar, sebbene ancora molto giovani, godono di una discreta personalità e di uno stile difficilmente paragonabile ad altri nonostante propongano poco o nulla di nuovo. Chiude il cd “In Die Unterwelt“, una specie di outro molto triste e riflessiva giocata su un intreccio di chitarre sia pulite che distorte senza l’ausilio della batteria. Un episodio veramente struggente e degna conclusione di un’opera che si candida come una delle uscite più interessanti in ambito Black Metal di questo inizio 2006.  

Poco o nulla resta da aggiungere, in quanto penso si capisca benissimo che ci troviamo di fronte ad un disco decisamente sopra la media, classico e canonico quanto si vuole, ma capace di regalare forti emozioni oltre che mettere in evidenza abilità tecnico/compositive più che discrete. E direi che queste non sono cose proprio comuni di questi tempi.    

Sergio “Oigres” Vinci    

Tracklist:
01. Resurgence (Intro)
02. Dead Nation
03. Normannia
04. Homini Delenda Est
05. Metamorphosis
06. When The World Overturns
07. Supreme Being
08. Le Paria
09. In Die Unterwelt (Outro)  

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