Recensione: Midgard

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Una miscela ben equilibrata di Power Metal e Folk caratterizza le trame musicali di questo “Midgard”, primo tassello discografico confezionato dai nostrani Holy Shire.
Coadiuvati dall’etichetta Bakerteam Records, impegnata nella distribuzione dell’opera, il combo milanese presenta un esordio elegante, di piacevole ascolto ed impreziosito da una produzione cristallina che senza dubbio contribuisce non poco a renderne la proposta musicale più appetibile ed interessante.
Il gruppo combina con successo e consapevolezza potenza e melodia, contrapponendo ai massicci riff chitarristici orchestrati dai bravi Andrew Moon (alias Andrea Faccini) ed Ed Gibson (Edoardo Santoni), le energiche melodie condotte dalla dolce ugola della bella Aeon (Erika Ferraris), a loro volta sorrette da fondamenta sinfoniche curate dal flautista Alessandro Baglioni e dagli inserti tastieristici coordinati da Reverend Jack (Simeone Monici), per un risultato complessivo quantomeno notevole.

Fin dal principio è la melodia a dominare l’anima del platter, come dimostra l’orecchiabile “Bewitched (My Words Are Power)”, opener mistica, completamente giocata sulle armonie vocali interpretate con sapienza dalla singer e ben supportate dal resto della band, nel quale emerge l’operato di una sezione ritmica compatta e precisa:  una partenza del tutto riuscita.
La componente melodica resta assoluta protagonista, accompagnata da un sottile velo di malinconia nella seguente “Winter Is Coming”, episodio in cui tastiere e flauto divengono elementi determinanti nel rendere l'approccio estremamente sinfonico ed evocativo. L’ottimo lavoro chitarristico svolto dalle due asce si sublima in un guitar solo carico di pathos, che a sua volta precede un ficcante refrain dai toni decadenti e solenni.
La successiva “Gift Of Death” prosegue sulle medesime coordinate delle tracce precedenti, con tuttavia una maggiore potenza di fondo concentrata nei crudi riff chitarristici cui fa da contrappunto la suadente voce della cantante, abile nell’alternare momenti decisamente energici a passaggi dolci e cullanti. L’album riesce insomma a mantenersi su di un più che discreto livello qualitativo.

Se la già citata “The Gift Of Death”, ha mostrato l’anima più Heavy del combo tricolore, la seguente “Overlord Of Fire”, esprime invece il carattere più barocco e teatrale degli Holy Shire: il gruppo confeziona un episodio sinfonico ed oscuro, ricco di melodie ricercate ed enigmatiche che si propongono come assolutamente interessanti ed indicate nel suscitare un po’ d’attenzione da parte dell’ascoltatore.
L’omonima “Holy Shire” si adagia ancora su lande sinfoniche e gotiche, in cui sono le tastiere del già menzionato Simeone Monici a dominare, confermando il valore di un songwriting ottimo e mai banale.
La cupe “Revenge Of The Shadow” e “Beyond”, proseguono con eleganza questa sequela di inediti, presentando una struttura articolata ed in continua evoluzione, anticipando la gelida e drammatica “Holy War”, la quale potrebbe quasi riportare alla memoria le sonorità oscure dei primi Rhapsody Of Fire.

Dopo questo ennesimo episodio di buona levatura, la conclusione dell’opera è affidata alle note della lunga title track, un ottimo compendio di Symphonic Power Metal regale e battagliero, che fa da preludio alla celebre “Greensleeves” (melodia folk di radice britannica) di cui gli Holy Shire propongono una buona versione in "salsa" power.
Una bonus track che conclude piacevolmente un album solido e ben realizzato, capace di offrire episodi adrenalinici e convincenti che tuttavia, pecca un po’ in sede compositiva, in virtù di un songwriting a tratti piuttosto complesso, articolato e di non facile assimilazione.
Un particolare che, pur non sminuendo il buon lavoro svolto, probabilmente non consentirà a “Midgard” di guadagnare il consenso di un pubblico più vasto.

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