Recensione: Mirror Of Creation III – Project Ikaros

Di Alessandro Marrone - 1 Maggio 2018 - 10:30
Mirror Of Creation III – Project Ikaros
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2018
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
73

Avete presente quei vecchi sapori, o ancor meglio quel particolare sound che vi riporta immediatamente indietro di una decina d’anni, magari quando ancora stavate muovendo i primi passi nel mondo della nostra amata musica metal? O quando eravate nel pieno dell’adolescenza, periodo in cui una volta tornati a casa da scuola non c’erano problemi o lavoro ad occupare tempo prezioso che avreste dedicato interamente ad ascoltare i vostri cd preferiti e scoprire nuove band. Quelle canzoni che senza un motivo preciso svegliano nel nostro cervello degli input che aprono quei cassetti della memoria che erano rimasti chiusi da troppo tempo, in parte superati anche dai suoni, dalle ritmiche e dagli stili che sono più in voga oggi nel grosso calderone del metal. Ci sono voluti 10 anni esatti per far tornare i Tomorrow’s Eve in studio di registrazione, con una lineup rimaneggiata, ma con le stesse intenzioni di suonare buona musica, un progressive metal melodico orecchiabile e capace di alternare tratti più morbidi e delicati ad altri più duri. La voce di Martin LeMar (Mekong Delta, Lalu, Nachtgeschrei) è in splendida forma e costantemente in primo piano. È sorretta dalla chitarra di Rainer Grund e dalle tastiere di Oliver Schwickert, mentre la sezione ritmica è di livello stellare e vede Mike LePond (Symphony X, Ross The Boss) al basso e John Macaluso (Malmsteen, Ark, TNT, Labyrinth) alla batteria.
 

Welcome To The Show apre un album di quasi settanta minuti, terzo capitolo di una saga cominciata nel lontano 2002 e proseguita nel 2006. La voce di LeMar entra subito nel vivo, grazie ad un brano caldo e diretto, un’opener ideale per un disco che ha molto da dire e che vuole essere scoperto con pazienza e la dovuta attenzione che si conviene ad un disco progressive suonato da autentici maestri dei rispettivi strumenti. Morpheus dura 7 minuti, ma è il mio highlight. L’intro è un muro di cemento armato, ci sono parecchi cambi e mai scontati – a condire il tutto, un ritornello meraviglioso. Eccomi catapultato in quei bei tempi che vi dicevo prima, dove un disco era bello quando ci trasmetteva qualcosa, senza che ci domandassimo necessariamente che cosa o perché. Arrivava e basta, proprio come Bread And Circuses, una canzone prog vecchia scuola, lavorata e con le tastiere che cominciano a prendere rilevanza, aspetto che sarà frequente per l’intera durata del disco. Sentitevi la linea vocale di Imago e ditemi quanto sia spettacolare, idem dicasi per la parte strumentale, ricca di cambi ma perfettamente in armonia tra loro. The System è più heavy, ha groove da vendere ed i tastieristi vengono egregiamente rappresentati da Mr Schwickert. Tocca a Law And Order fare il “giro di boa” e tenere alto il livello di attenzione, che almeno in questo caso, nonostante non la si possa certo considerare una brutta canzone, appare a tratti quasi forzata e priva di quel legame che caratterizza gli altri brani. Ma neanche il tempo per pensare di premere skip che Dream Within A Dream torna ad elevare il livello compositivo: melodica all’ennesima potenza, suona alla grande e apre la strada alla più veloce e dura Terminal. Inner Sanctum viene lanciata da LePond, per aprirsi e trascinarci in un’atmosfera sognante. Questo è un altro episodio che deve essere assolutamente ascoltato e che rappresenta a dovere il mood dell’intero disco. A seguire troviamo Somnium Ex Machina, compatta ma che sa di già sentito. Siamo quasi alla fine, senza aver accusato un briciolo di noia o la voglia di interrompere neppure una canzone, ma non avrei creduto di trovare un’altra gemma, proprio sul finale, con Gods Among Each Other, la più ispirata per ritmiche e voce, che cresce pian piano e culmina con aperture melodiche che riepilogano ed enfatizzano la qualità di un disco nuovo ma che porta con sé quel gusto progressive della prima decade degli anni 2000.
 

Riascoltandolo diverse volte si possono notare sfumature più profonde e seppure non si gridi al miracolo o non venga inventato nulla di nuovo, il ritorno dei Tomorrow’s Eve è un ottimo manifesto di progressive metal melodico, ben composto e ben suonato. Alcuni potrebbero sentire la mancanza di parti soliste di chitarra più articolate, ma in tal caso ci saremmo trovati con canzoni ancora più lunghe e la scorrevolezza ne avrebbe patito. Di bello c’è che è un album vivo, non è piatto o freddo come altre proposte. C’è padronanza tecnica, ma è messa al servizio di un lavoro di squadra, facendo funzionare questi 70 minuti come se fossero meno. Se siete nel prog e amate gente come Vanden Plas, Vanishing Point ed Enchant, sentitelo e non ne resterete delusi, altrimenti dategli comunque una possibilità e di certo non vi farà pentire di aver scoperto l’ultimo episodio di Mirror Of Creation.
 

Brani chiave: Morpheus – Inner Sanctum – Gods Among Each Other

 

 

 

950979

 

Ultimi album di Tomorrow’s Eve

Genere:
Anno: 2007
65