Recensione: Misanthropy

Di Daniele D'Adamo - 19 Marzo 2012 - 0:00
Misanthropy
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Genere:
Anno: 2012
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82

‘Satanic Dark Metal’.
Fra le pressoché infinite classificazioni del metal, questa mancava e la propongono i Pandemonium per descrivere, nel modo più sintetico possibile, la loro musica. Pandemonium che, in Polonia ma non solo, rappresentano una leggenda dell’underground, nata nel 1989 e autrice di una discreta produzione discografica comprendente quattro full-length di cui l’ultimo in ordine di tempo è proprio questo “Misanthropy”; missato, masterizzato e registrato da Piotr Tyszkiewicz dei Viriam Art Studio.

In effetti, Paul – autore della tanto semplice quanto inquietante veste grafica dell’album – e i suoi compagni, pur facendo parte dell’estesa famiglia del black metal, concepiscono questo genere in maniera del tutto personale sì da far venire in mente soltanto una band, che potrebbe accostarsi a loro: i Triptykon di Tom G. Warrior. I quali, essendo nati nel 2008, legittimano, di fatto, l’assegnazione della paternità del genere sopra menzionato proprio ai polacchi.    

Lasciando correre queste dissertazioni stilistiche che, probabilmente, non coinvolgono neppure più di tanto nemmeno i diretti interessati, occorre applicarsi su “Misanthropy” per goderne appieno dei multiformi aspetti. Il black è la formazione naturale dei Pandemonium, questo sì, ma su questo substrato vecchio come i Grandi Antichi si ergono strutture distorte, maligne, oscure, non-lineari, che lambiscono le tetre atmosfere del doom in primis, per accarezzare in seguito quelle dell’avantgarde e, seppure in misura più ridotta, quelle del death. Ad ogni modo, l’imperativo musicale dei cinque musicisti di Łódź è chiaro: immergere, anzi far precipitare l’ascoltatore in un Universo senza stelle, profondo miliardi di anni luce, sino a raggiungere le zone dello spazio in cui la materia è talmente rarefatta da essere quasi assente. Assente come la voglia di socializzare con gli esseri umani, così da preferire la solitudine eterna che è quella dell’anima in un Mondo senza speranza; regolato solo e soltanto dalle rigide e fredde equazioni differenziali che risolvono i moti della materia. Questo sentimento di desolazione è così ben alimentato, dalle varie song che compongono i quarantadue minuti di “Misanthropy”, da essere addirittura palpabile, se ci si riesce a concentrare totalmente sulle lugubri melodie dell’opera. La presenza di un tastierista dedicato, Khorzon, consente al combo mitteleuropeo di sviscerare al meglio quelle arcane armonizzazioni, a tratti addirittura epiche, capaci di risvegliare i moti più profondi e tenebrosi dell’Io.

Non solo. L’inserimento di una voce femminile, che accompagna in più di un’occasione il rantolo sommesso di Paul, il suono grezzo e primordiale delle chitarre – spesso allineato su sequenze di accordi dissonanti, sulfurei – , il groove lento e trascinato del drumming di Szymon, le funeree cavalcate del basso di Michael, la presenza di elementi della musica etnica araba, l’inserimento di numerosi segmenti ambient da filmografia horror, rendono “Misanthropy” un’avventura quasi sterminata. Un’avventura non a lieto fine nella quale si vaga in tondo, all’infinito, entro le sinistre propaggini di una foresta nera che non ha né capo né coda. Un vortice torbido, uggioso, che risucchia qualsiasi speranza per un futuro privo di ombre.           

Brani come “The Black Forest”, “God Delusion” e “Necro Judas”, giusto per rendere onore al formidabile trittico di partenza, sono incredibili materializzazioni dei più spaventosi incubi che infestano la mente quando, oramai stremata, volge oltre l’orlo della follia. L’insopportabile angoscia scatenata dall’incipit di “Stones Are Eternal”, poi, è l’ideale per il tuffo in un sound che rimanda direttamente agli ossianici Black Sabbath di “Paranoid” (1970). Il delirante inhale di Peter rende “Avant-Garde Underground” un osceno black’n’roll cui è impossibile resistere. Il ritmo possente della rapida “Everlasting Opposition” scuote un po’ dal mortifero torpore, salvo ripiombare nell’orrido con “Only The Dead Will See The End Of War”. E, quindi, la definitiva contrazione con la lentissima, eterea, trasognante, melodica title-track.

Impossibile resistere all’arcano fascino di “Misanthropy”. I Pandemonium riescono a trasmettere una visionarietà che ha dell’incredibile, in grado di scatenare le più morbose pulsioni da misantropo incallito. Alla formazione, forse, manca un pezzo da novanta del calibro Tom G. Warrior in grado di fare la differenza ma non si può avere tutto, dalla vita.   
Anzi, dalla morte.

Daniele “dani66” D’Adamo

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Tracce:
1. The Black Forest 4:51       
2. God Delusion 5:15       
3. Necro Judas 6:11       
4. Stones Are Eternal 5:21       
5. Avant-Garde Underground 4:08       
6. Everlasting Opposition 4:58       
7. Only The Dead Will See The End Of War 6:10       
8. Misanthropy 4:40

Durata 42 min.

Formazione:
Paul – Chitarra, voce
Mark – Chitarra
Michael – Basso
Szymon – Batteria
Khorzon – Tastiere

Ospite:
Androniki Skoula – Voce (Chaostar, ex-Septic Flesh, ex-Rotting Christ)
 

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